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BACCO IN TOSCANA

DITIRAMBO

DI

FRANCESCO REDI

ACCADEMICO DELLA CRUSCA.

CON LE SUE ANNOTAZIONI.*

(CON LICENZA DE' SUPERIORI.**
Korrigeret 13. 09. 2010
 
 
 
 
PAGINA 3 (1.)
 
Dell' Indico Oriente
Domator glorioso il Dio del Vino
Fermato avea l'allegro suo soggiorno
Ai Colli Etruschi intorno
E colà dove Imperìal Palagio a
L'Augusta fronte Inver b le nubi inalza,
 
Annotazioni:

a Imperial Palagio. Allude al Poggio Imperiale, Villa del Gran Duca di Toscana, vicina alle mura di Firenze.

b Inver. Proposizione che serve all'accusativo. Lat. Versus.

PAGINA 4
Su verdeggiante Prato
Con la vaga Arìanna un dì sedea,
E bevendo, e cantando,
Al bell' Idolo suo così dicea:
     Se dell' uve il sangue a amabile
Non rinfranca ognor le vene,
Questa vita è troppo labile,
Troppo breve, e sempre in pene.
     Sì bel sangue è un raggio acceso
Di quel Sol che in Ciel vedete,
E rimase avvinto, e preso
Di più grappoli alla rete.
     Su su dunque in questo sangue
Rinnoviam l'arterie, e i musculi;
E per chi s'invecchia, e langue b
Prepariam vetri c majusculi: d
 
ANNOTAZIONI:
a Dell' uve il sangue. Dice sangue dell' uve; vino rosso.
b Perchi s' invecchia e langue. Allude al proverbio Toscano: Il Vino è la poppa de' vecchi; cioè il loro sostegno.
c Vetri. Vale Bicchieri.
d Majusculi. Grandi, e grossi.
PAGINA 5
Ed in Festa baldanzosa
Tra gli scherzi, e tra le risa
Lasciam pur, lasciam passare
Lui, che in numeri, e in misure
Si ravvolge, e si consuma,
E quaggiù Tempo si chiama;
E bevendo, e ribevendo,
I pensier mandiamo in bando:
     Benedetto
Quel Claretto, a
Che si spilla b in Avignone! c
Questo vasto Bellicone
Io ne verso entro 'l mio petto;
Ma di quel che sì puretto
Si vendemmia in Artimino, d
ANNOTAZIONI:
a  Claretto. Sorta di vino molto buono.
b Sispilla. Si dice spillare allora quando con punterolo si fa un piccolo foro nella Botte, e da quello esce il Vino che si vuol' assaggiare.
c  Città della Provenza. Lat. Avenio.
d Artimino. Villa del Gran Duca di Toscana, ove fa vino buonissimo.
PAGINA 6
Vo' a trincarne b più d' un tino: c
Ed in sì dolce, e nobile lavacro,
Mentre il polmone mio tutto s' abbevera,
Arianna, mio Nume, a te consacro
Il Tino, il Fiasco, d il Botticin, e la Pevera. f
     Accusato,
     Tormentato,
     Condannato,
Sia colui che in pian di Lecore g
Prim' osò piantar le Viti.
Infiniti
ANNOTAZIONI:
a Vo'. In vece di voglio. Lat. Volo.
b Trincarne. Beverne assai; Lat. Inordinate bibere.
c Tino. Vaso di legno, che serve per farvi il vino. Lat. Vas vinarium.
d Fiasco. Vaso di vetro per conservarvi il vino. Lat. Oenophorum.
e Botticino. Diminutivo di Botte. Vaso di legno fatto a similitudine di Tamburo, ma ben cerchiato per conservare il Vino. Lat. Doliolum.
f Pevera. Strumento di legno, che serve d' imbuto per versare il Vino nella Botte.
g Lecore. Villaggio vicino a Firenze, dove fa vino debolissimo.
PAGINA 7
Capri, e pecore
Si divorino quei tralci, a
E gli stralci b
Pioggia rea di ghiaccio asprissimo.
Ma lodato,
Celebrato,
Coronato,
Sia l' Eroe che nelle Vigne
Di Petraja e di Castello c
Piantò prima il Moscadello. 6
     Or che stiamo in festa e in giolito, e
Bei di questo bel Crisolito, f
ANNOTAZIONI:
a Tralci. Rami di vite. Lat. Palmes.
b Stralci. Tronchi, tagli. Lat. Obtruncare.
c Petraja, e Castello. Ville del Gran Duca di Toscana celebri per la preziosità, varietà, e rarità de' vini, che vi si fanno.
d Moscadello. Detto cosi dall' odor di moscado che hanno quell' uve.
e Giolito. Pace, riposo. Lat. Requies.
f Crisolito. Pietra preziosa, le di cui qualità vengono traslate figuratamente al vino, e il simile fa il nostro Poeta non solo del crisolito, ma anco di molte altre gemme, conforme si vedrà in appresso.
PAGINA 8
Ch' è figliuolo
D' un Magliuolo, a
Che fa viver più del solito.
Se di questo tu berai,
Arianna mia bellissima,
Crescerà sì tua vaghezza,
Che nel fior di giovinezza
Parrai Venere stessissima.      
     Del leggiadretto
Del sì divino
Moscadelletto
Di Montalcino b
Talor per scherzo
Ne chieggio c un Nappo, d
Ma non incappo e
ANNOTAZIONI:
a Magliuolo. Vite corta, e di pochi occhj. Lat. Malleolus.
b Montalcino. Città dello stato di Siena rinomato per li suoi vini.
c Chieggio. Addimando. Lat. Petere.
d Nappo. Vale Bicchiere. Lat. Cyathus.
e Non incappo. Non mi ci metto, non m' ardisco. Lat. Non audeo.
PAGINA 9
A berne il terzo:
Egli è un Vin, ch' è tutto grazia,
Ma però troppo mi sazia.
Un tal Vino
Lo destino
Per stravizzo, e per piacere
Delle Vergini severe,
Che racchiuse in sacro loco,
Han di Vesta in cura il foco;
Un tal Vino
Lo destino
Per le Dame di Parigi,
E per quelle,
Che sì belle
Rallegrar fanno il Tamigi. a
Il Pisciancio b del Cotone, c
Onde ricco è lo Scarlatti,
ANNOTAZIONI:
a Tamigi. Fiume d' Inghilterra, che passa per Londra.
b Pisciancio. Sorta di bupon vino.
c Cotone. Nome proprio.
PAGINA 10
Vo, che il bevan le persone,
Che non san fare i lor fatti.
Quel cotanto a sdolcinato, b
Sì smaccato, c
Scolorito, snervatello d
Pisciarello e di Bracciano
Non è sano,
E il mio detto vo, che approvi
Ne' suoi dotti scartabelli f
L' erudito g Pignattelli;
E se in Roma al volgo h piace,
Glielo lascio in santa pace.
ANNOTAZIONI:
a Cotanto. Lat. Adèo.
b Sdolcinato. Che ha dolcezza senza spirito.
c Smaccato. Dicesi propriamente delle frutta, o altro, allora che per la troppa maturezza perdono la loro natural sostanza e sapore.
d Snervellato. Che non ha molto vigore.
e Pisciarelo. Sorta di Vino, che si fa in luogo detto Bracciano.
f Scartabelli. Libri di poco pregio.
g L' erudito, ec. Intende di Stefano Pignatelli, Cavalier Romano.
h Al volgo. Alla plebe.
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E se ben Ciccio d' Andrea a
Con amabile fierezza,
Con terribile dolcezza,
Tra gran tuoni d' eloquenza b
Nella propria mia presenza
Inalzare un dì voleva
Quel d' Aversa c acido Asprino,
Che non so s' è agresto, d o vino,
Egli a Napoli sel bea
Del superbo e Fasano in compagnia,
Che con lingua profana osò di dire,
Che del buon Vino al par di me s' intende;
Ed empio ormai bestemmiator f pretende
ANNOTAZIONI:
a Ciccio d' Andrea. Intende D. Francesco d' Andrea, Avvocato Napoletano.
b Tra gran tuoni d' eloquenza. Espressione che serve per dimostrare la singolare eloquenza di detto D. Francesco.
c Aversa. Città tra Capua e Napoli.
d Agresto. Lat. uva acris.
e Del Superbo ec. Intende di Gabriello Fasano di Napoli, celebre Poeta.
f Bestemmiator. Vale qui maldicente.
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Delle Tigri Nisee a sul carro aurato
Gire b in trionfo al bel Sebeto c intorno:
Ed a quei lauri, onde ave il crine adorno
Anco intralciar d la pampinosa e vigna,
Che liéta alligna f in Posilippo g e in Ischia, h
E più avanti s' inoltra, e in fin s' arrischia i
Brandire k il Tirso, l e minacciarmi altero.
Ma con esso azzuffarmi m ora non chero, n
Perocchè lui dal mio furor preserva
ANNOTAZIONI:
a Tigri Nisee. Tigri di Bacco, detto anche Niseo.
b Gire. Lat. Circumire.
c Sebeto. Fiume che scorre presso le mura di Napoli.
d Intralciare. Avviluppare. Lat. Implicare.
e Pampinosa. Piena di frondi.
f Alligna. Si radica. Lat. Redices emittere.
g Posilippo. Promontorio della Campagna di Napoli.
h Ischia. Isola di detta Campagna.
i S'arrischia. Lat. Audere.
k Brandire. Scrollare una cosa per far segno di minaccia. Lat. Micare.
l Tirso. E' quella bacchetta che ha in mano Bacco e le Baccanti.
m Azzufarmi. Lat. Decertare.
n Non chero. Non voglio. Lat. nolo.
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Febo e Minerva.
Forse avverrà, che sul Sebeto io voglia
Alzar un giorno di delizie un trono:
Allor vedrollo umilìato, e in dono
Offerirmi devoto
Di Posilippo e d' Ischia il nobil Greco;
E forse allor rappattumarmi a seco
Non fia ch' io sdegni, e beveremo in tresca b
All' usanza Tedesca:
E tra l' anfore vaste, e l' inguistare c
Sarà di nostre gare d
Giudice illustre, e spettator ben lieto
Il Marchese gentil dell' Oliveto.
Ma frattanto quì sull' Arno
Io di Pescia il Burìano, e
ANNOTAZIONI:
a Rappattumarmi. Rifar la pace. Lat. Se reconciliare.
b In tresca. Vale quì in conversazione.
c Inguistare. Vasetti di vetro corpacciuti. Lat. Phiala.
d Gare. Contrasti. Lat. Contentio.
e Buriano, Trebbiano, Colombano. Sorta di vini buonissimi, che per lo più fanno nel Contado di Pescia, città di Toscana.
PAGINA 14
Il Trebbiano, il Colombano
Mi tracanno a a piena mano.
Egli è il vero Oro potabile,
Che mandar suole in esilio
Ogni male inrimediabile.
Egli è d' Elena il Nepente, b
Che fa stare il mondo allegro,
Dai pensieri
Foschi e neri
Sempre sciolto, e sempre esente.
Quindi avvien che sempre mai
Tra la sua filosofia
Lo teneva in compagnia
Il buon vecchio Rucellai; c
Ed al chiaror di lui ben comprendea
Gli Atomi tutti quanti, e ogni Corpusculo;
ANNOTAZIONI:
a Tracanno a piena mano. Bevo senza misura. Lat. Inordinate bibere.
b Nepente. Erba che messa nel vino rallegra il cuore.
c Il buon vecchio ec. Intende del Signor Cavaliere Orazio Rucellai, celebre Filosofo, come lo dimostrano i di lui Dialoghi filosofici.
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E molto ben distinguere sapea
Dal mattutino il vespertin crepusculo;
Ed additava a donde avesse origine
La pigrizia degli Astri, e la vertigine. b
Quanto errando o quanto va
Nel cercar la verità
Chi dal Vin lungi si sta! c
Io stovvi appresso, ed or godendo accorgomi, d
Che in bel color di fragola e matura
La Barbarossa f allettami.
E cotanto dilettami,
Che temprarne amerei l' interna arsura, g
Se il Greco Ipocrate,
Se il vecchio Andromaco
Non mel vietassero,
ANNOTAZIONI:
a Additava. Dimostrava. Lat. Ostendere.
b Vertigine. Lat. Vertigo.
c Lungi si sta. Lat. Abest.
d Accorgomi. Conosco benissimo. Lat. Præsentere.
e Fragola. Sorta di frutto. Lat. Fraga.
f Barbarossa. Sorta di vino gentile, e scarico colore.
g Arsura. Ardore. Lat. Ardor.
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Nè mi sgridassero, a
Che suol talora infievolir b lo stomaco.
Lo sconcerti c quanto sà,
Voglio berne almen due Ciotole, d
Perchè so mentre ch' io votole e
Alla fin quel che ne va.
Con un sorso f
Di buon Corso, g
O di pretto h antico Ispano
A quel mal porgo un soccorso i
Che non è da Cerretano.
ANNOTAZIONI:
a Sgridassero. Lat. Objurgare.
b Infievolir, Indebolir. Lat. Debilitare.
c Sconcerti. Lat. Pertubare.
d Ciotola. Vaso da vere.
e Votole. Lat. Illas evacuo.
f Sorso. E' quella quantità di vino, o altro liquore, che si può bere senza ripigliar fiato.
g Corso. Vino di Corsica.
h Pretto. Corrotto da puretto, e vale senz' acqua. Lat. Purus.
i Porgo un soccorso che non è da Cerretano, o Ciarlatano. Lat. Opem non inutilem ferre, ut circulatores agunt.
PAGINA 17
 

Non fia già che il Cioccolatte a

V' adoprassi, ovvero il Tè; b
Medicine così fatte
Non saran giammai per me:
Beverei prima il veleno
Che un bicchier che fosse pieno
Dell' amaro e reo Caffè. c
Colà tra gli Arabi, d
E tra i Giannizzeri e
ANNOTAZIONI:
a Cioccolate, o Cioccolata. Mistura o confezione di varj ingredienti, che fatta bollir nell' acqua serve di bevanda.
b Tè. Sorta d'erba, che infusa nell' acqua bollente forma una bevanda, che per renderla più grata si addolcisce con zucchero.
c Caffè. Sorta di legume, che abbronzato e ridotto in polvere, compone altra bevanda, la quale si rende alquanto dolce con lo zucchero.
d Arabi. Popoli Maomettani, ladri e vagabondi, benché si stimino i più nobili del mondo: i loro terreni abbondano di Caffè il più perfetto.
e Giannizzeri. Vollero alcuni, che questi uomini nascessero da coito di uomo con bestie, ma comunemente vengon creduti più tosto uomini infami, e vilissimi schiavi, de i quali abbonda il Gran Signore de i Turchi.
PAGINA 18

Liquor sì ostico, a

Sì nero, e torbido
Gli schiavi ingollino: b
Giù nel Tartaro, c
Giù nell' Erebo d
L' empie Belidi e l' inventarono,
E Tesifone, f e l' altre Furie
A Proserpina g il ministrarono,
E se in Asia il Musulmanno h
Se lo cionca i a precipizio,
Mostra aver poco giudizio.
ANNOTAZIONI:
a Ostico. Nemico. Lat. Hosticus.
b Ingollino. Inghiottiscano per forza. Lat. Per vim glutire.
c Tartaro. Fiume dell' inferno.
d Erebo. Luogo parimente dell' Inferno.
e Belidi. Sono le cinquanta figlie di Danao, le quali in una stessa notte uccisero i loro Mariti a riserba di una.
f Tesifone. Una delle Furie dell' Inferno.
g Proserpina. Moglie di Plutone.
h Musulmanno. Maomettano.
i Cionca a precipizio. Beve eccedentemente. Lat. Immoderate bibere.
PAGINA 19
Han giudizio, e non son gonzi, a
Quei Toscani bevitori
Che tracannano b gli umori
Della vaga, e della bionda,
Che di gioja i cuori inonda
Malvagìa c di Montegonzi; d
Allor che per le fauci e per l' esofago e
Ella gorgolia f e mormora,
Mi fa nascer nel petto
Un indistinto incognito diletto,
Che si può ben sentire,
Ma non si può ridire.
     Io nol nego, è preziosa
Odorosa,
L' Ambra g liquida Cretense;
ANNOTAZIONI:
a Gonzi. Lat. Stultus.
b Tracannano. V. pag. 14.(Tracanno a piena mano. Bevo senza misura. Lat. Inordinate bibere.)
c Malvagia. Sorta di vino buonissimo.
d Montegonzi. Villa del Contado d' Arezzo.
e Esofago. Gola. Lat. Guttur.
f Gorgoglia e mormora. E' quel mandar fuori certo suono, che si fa giù per la canna della gola, quando si beve.
g Ambra liquida Cretense. E' una qualità di vino che vien di Candia; e la dice liquida per togliere l' ambiguità di non creder che Ei parli dell' Ambra, sorta di pietra.
PAGINA 20
Ma tropp' alta a ed orgogliosa
La mia sete mai non spense,
Ed è vinta in leggiadrìa b
Dall' Etrusca c Malvagìa;
Ma se fia mai che da Cidonio d scoglio
Tolti i superbi e nobili rampolli, e
Ringentiliscan f su i Toscani Colli,
Depor vedransi il naturale orgoglio, g
E quì dove il ber s' apprezza
Pregio avran di gentilezza.
     Chi la squallida Cervogia h
ANNOTAZIONI:
a Alta e orgogliosa. Potente e generosa.
b Leggiadrìa. Lat. Venustas.
c Etrusca. Toscana.
d Cidonio Scoglio. In vece di Colle o Collina situata nell' Isola di Candia.
e Rampolli. Viti piccole che servono per trapiantarle altrove.
f Ringentiliscano. Lat. Nobilitari.
g Orgoglio. Soverchio vigore.
h Cervogia. Sorta di beveraggio fatto di biade, altrimenti Birra.
PAGINA 21
Alla labbra sue congiugne,
Presto muore o rado giugne
All' età vecchia e barbogia. a
Beva il Sidro b d' Inghilterra
Chi vuol gir presto sotterra;
Chi vuol gir presto alla morte,
Le bevande usi del Norte: c
Fanno i pazzi beveroni d
Quei Norvegi e e quei Lapponi: f
Quei Lapponi son pur tangheri, g
ANNOTAZIONI:
a Barbogia. Decrepita.
b Sidro. Bevanda fatta di mele.
c Norte. Regione vastissima che ha più Città e Porti, stendendosi per tutto il Brasile, ove son' uomini che han più del bestiale che del umano; dal che facilmente si ricava quali siano le bevande.
d Beveroni. Dicesi propriamente di una bevanda fatta di crusca e acqua, che si dà ai Porci e ai Cavalli; e a questi in certo modo paragona il Poeta le bevande dei Norvegi.
e Norvegi. Popoli Settentrionali soggetti al Re di Danimarca.
f Lapponi. Più Settentrionali dei Norvegi, soggetti allo istesso Re.
g Tangheri. Villani zotichi, e di rozzi costumi.
 
PAGINA 22
Son pur sozzi a nel lor bere;
Solamente nel vedere,
Mi fariano uscir de' gangheri; b
Ma si restìn col mal die c
Sì profane dicerìe,
E il mio labbro profanato
Si purifichi, s' immerga,
Si sommerga
Dentro un Pecchero d indorato
Colmo in giro di quel Vino,
Del Vitigno e
Sì benigno,
Che fiammeggia il Sansavino; f
ANNOTAZIONI:
a Sozzi. Lat. Sordidus.
b Uscir d' gangheri. Uscir di cervello. Lat. Delirare, furere.
c Restin col mal die. In vece di mal giorno, o mala giornata; che son parole d' imprecazione equivalenti a quest' altre: vanne in malora. Lat. In malem partem abire.
d Pecchero. Bicchier grande.
e Vitigno. In vece di vite.
f Sansavino. Monte dello Stato di Siena, ove si fa buon vino.
PAGINA 23
O di quel che vermigliuzzo, a
Brillantuzzo b
Fa superbo l' Aretino,
Che lo alleva in Tregozzano,
E tra sassi di Giggiano.
Sarà forse piú frizzante, c
Più razzente, e piú piccante,
O Coppier, se tu richiedi
Quell' Albano,
Quel Vajano, d
Che biondeggia,
Che rosseggia
Là negli Orti del mio Redi.
Manna e dal ciel sulle tue trecce piova,
ANNOTAZIONI:
a Vermigliuzzo. Diminutivo di vermiglio.
b Brillantuzzo. Diminutivo di brillante, ed esprime quei piccoli salti che fa il vin generoso nel consumare la schiuma.
c Frizzante, Razzente, Piccante. Quasi sinonimi. Lat. Quasi mordens.
d Albano e Vajano. Spezie d' uva.
e Manna. Rugiada mattutina.
PAGINA 24
Vigna gentil, che quest' Ambrosia a infondi.
Ogni tua vite in ogni tempo muova
Nuovi fior, nuovi frutti, e nuove frondi;
Un Rio di latte b in dolce foggia, c e nuova
I sassi tuoi placidamente inondi:
Nè pigro giel, nè tempestosa piova d
Ti perturbi giammai, nè mai ti sfrondi: e
E 'l tuo Signor nell' età sua più vecchia
Possa del Vino tuo ber colla secchia. f
Se la Druda g di Titone h
Al canuto suo Marito
ANNOTAZIONI:
a Ambrosia.Favoleggiano esser cibo degli Dei, e l' usa il Poeta per esprimere la delicatezza che egli brama nelle sue uve.
b Un rio di latte. Un ruscello di latte desidera che l'annaffi.
c In dolce foggia e nuova. In dolce maniera e nuova, perchè è fuori dell' ordine che scorrano ruscelli di latte.
d Piova. In vece di pioggia.
e Sfrondi. Lat. Palmites divellere.
f Secchia. Vaso di rame propriamente per uso d' attigner l' acqua.
g Druda. Amante.
h Titone. Marito dell' Aurora.
PAGINA 25
Con un vasto Ciotolone a
Di tal Vin facesse invito,
Quel buon Vecchio colassù
Tornerebbe in gioventù.
     Torniam noi trattanto a bere;
Ma con qual nuovo ristoro
Coronar potrò 'l bicchiere
Per un brindisi b canoro?
Col Topazio c pigiato d in Lamporecchio, e
Ch' è famoso Castel per quel Masetto, f
ANNOTAZIONI:
a Ciotolone. Superlativo di ciotola, vaso da bere.
b Brindisi. Usava nei Conviti cantarsi una canzonetta per invitare a bere, che principiava: Facciam brindis' a Bacco. E mentre cantava si mandava attorno il bicchiere pieno di Vino. Lat. lo dissero propinare, vel præbibere.
c Topazio. Pietra preziosa. V. pag. 10. al crisolito.
d Pigiato. Lat. Calcatus.
e Lamporecchio. Villa dei Signori Rospigliosi, vicina a Pistoja.
f Masetto. Costui si finse mutolo, e con tal' astuzia divenne ortolano d' un serraglio di donne, delle quali seppe cosi ben lavorar l' orto, che ciasheduna di esse era per darne il suo frutto a tempio debito; e però temendo esso di perder la vita, se ne parti, lasciandole tutte assette [assete]. Boccacc. Novel. I. giorn. 3.
PAGINA 26
A inghirlandar a le tazze b or m'apparecchio; c
Purchè gelato sia, e puretto, d
Gelato, quale alla stagion del gielo
Il più freddo Aquilon fischia pel Cielo.
Cantinette e e Cantimplore f
Stieno in pronto a tutte l' ore
Con forbite g Bombolette h
Chiuse, e strette tra le brine i
Delle nevi cristalline.
Son le nevi il quinto elemento k
ANNOTAZIONI:
a Inghirlandare. Lat. Coronare.
b Tazze. Lat. Crater.
c M' apparecchio. M' accingo. Lat. Se parare.
d Puretto. Vedi. Pretto, pag. 16.[Pretto. Corrotto da puretto, e vale senz' acqua. Lat. Purus.]
e Cantinette. Vasi dove si pongono bocce piene di Vino per rinfrescarlo col ghiaccio.
f Cantimplore. Vasi di vetro, che s' empiono di Vino, ed han nel mezzo un vano ove si pone il ghiaccio per rinfrescarlo.
g Forbite. Pulite, nette. Lat. Mundus.
h Bombolette. Boccette.
i Brine. E' quella rugiada che rimane sulle bocce del Vino quando si cava dal diaccio. Lat. Pruina.
k Il quinto elemento. Proverbio usato per mostrar la necessità d' una cosa.
PAGINA 27
Che compongono il vero bevere;
Ben è folle chi spera ricevere
Senza nevi nel bere un contento.
Venga pur da Vallombrosa a
Neve ajosa: b
Venga pur da ogni bicocca c
Neve in chiocca. d
E voi Satiri lasciate
Tante frottole e e tanti riboboli, f
E del ghiaccio mi portate
Dalla Grotta nel monte di Boboli. g
ANNOTAZIONI:
a Vallombrosa. Luogo abbondantissimo di nevi, dove S. Gio: Gualberto stabilì il primo Monastero delle sua religione.
b Ajosa [a Josa]. In quantità. Lat. Abundanter.
c Bicocca. Fortezza piccola, e di poca considerazione posta in luogo eminente.
d In chiocca. V. Ajosa.
e Frottole. Sorta di parlare oscuro e misteriose; o composizione di versi lascivi.
f Riboboli. Sorta di parlar breve in burla.
g Boboli. Giardino del Gran Duca di Toscana unito al Palagio di sua abitazione in Firenze, ove è una ghiacciaja sopra certa grotta, nella quale si conservano i vini in tempo di state.
PAGINA 28
Con alti picchi a
De' mazzapicchi b
Dirompetelo,e
Sgretolatelo,
Infragnetelo,
Stritolatelo,
Finchè tutto si possa risolvere
In minuta freddissima polvere,
Che mi renda il ber più fresco
Per rinfresco del palato,
Or ch' io son mortoassetato, d
Del Vin caldo s' io n' insacco, e
Dite pur ch' io non son Bacco:
Se giammai n' assaggio f un gotto g
ANNOTAZIONI:
a Picchi. Lat. Ictus.
b Mazzapicchi. Martelli di legno. Lat. Malleus ligneus.
c Dirompetelo, Sgretolatelo, Infragnetelo, Stritolatelo. Significano quasi l'istesso, che ridurre in polvere.
d Mortoassetato. Due dizioni ridotte in una, significante la pena che prova per la gran sete.
e S' io n' insacco. S' io ne mando giù nel ventre; poichè per similtudine dicesi sacco al ventre.
f Assagio. Lat. Delibare.
g Gotto. Bicchiere. Lat. Cyathus.
PAGINA 29
Dite pure, e vel perdono,
Ch' io mi sono un vero Arlotto: a
E quei, che prima in leggiadretti versi
Ebbe le grazie lusinghiere al fianco,
E poi pel suo gran cuore ardito, e franco
Vibrò suoi detti in fulmine conversi,
Il grande Anacreontico ammirabile
Menzin, b che splende per Febea ghirlanda,
Di satirico fiele atra bevanda
Mi porga ostica, acerba, e inevitabile;
Ma se vivo costantissimo
Nel volerlo arcifreddissimo, c
Quei che in Pindo d è sovrano, e in Pindo gode
Glorie immortali, e al par di Febo ha i vanti, e
ANNOTAZIONI:
a Arlotto. Uomo vile e sporco. Lat. Homo vilis.
b Menzin. Allude alle satire di Benedetto Menzini, celebre Poeta.
c Arcifreddissimo. Superlativo di freddissimo. Lat. Multò frigidissimus.
d Pindo. Monte della Tessaglia consacrato ad Apollo ed alle Muse.
e Vanti. Lat. Laus.
PAGINA 30
Quel gentil Filicaja, a Inni di lode
Su la cetera b sua sempre mi canti;
E altri cigni c ebrifestosi d
Che di Lauro s' incoronino,
Ne' lor canti armonìosi
Il mio nome ognor risuonino,
E rintuonino
Viva Bacco il nostro Re!
Evoè e
Evoè;
Evoè replichi a gara f
Quella turba sì preclara,
Anzi quel Regio Senato
ANNOTAZIONI:
a Filicaja. Nobil Fiorentino, celebre Poeta.
b Cetera. Strumento musicale.
c Cigni. Sorta d' Animali bianchissimi, e che hanno canto grato Lat. Olor.
d Ebrifestosi. Due dizioni ridotte in una, significante ubriaco, e festoso.
e Evoè. Voce colla quale s' invoca Bacco, Sig. delle Baccanti.
f A Gara. Lat. Certatim.
PAGINA 31
Che decide in trono assiso
Ogni saggio e dotto piato a
Là vè b l' Etrusche voci e cribra c e affina d
La gran maestra, e del parlar Regina;
Ed il Segni e Segretario
Scriva gli atti al Calendario, f
E spediscane Courier
A Monsieur l' Abbè Regnier. g
     Che vino è quel colà
Ch' ha quel color dorè?
La Malvagìa sarà,
Ch' al Trebbio h onor già diè,
ANNOTAZIONI:
a Piato. Lite, o contesa. Lat. controversia.
b Vè. In vece di Dove. Lat. Ubi.
c Cribra. Crivella. Lat. Purgare, cribrare.
d Affina. Perfeziona. Lat. Perficere.
e Segni Segretario dell' Accademia della Crusca.
f Calendario. Nome generico significante ogni sorta di libri, benchè più propriamente dicasi di quelli che procedano per via di giorni.
g Regnier. Segretario dell' Accademia Francese, Accademico della Crusca.
h Trebbio. Villa de' P.P. Filippini di Firenze.
PAGINA 32
 
Ell' è davvero, ell' è,
Accostola un po' in quà,
E colmane per me
Quella gran coppa a là.
E' buona per mia fe',
E molto a grè b mi va.
Io bevo in sanità,
Toscano Re, di te.
Pria ch' io parli di te, Re saggio e forte,
Lavo la bocca mia con quest' umore, c
Umor, che dato al secol nostro in sorte
Spira gentil soavità d'odore.
Gran COSMO ascolta: A tue virtudi il Cielo
Quaggiù promette eternità di gloria.
E gli Oracoli miei, senz' alcun velo, d
Scritti già son nella immortale Istoria.
Sazio poi d' anni e di grandi opre onusto, e
ANNOTAZIONI:
a Coppa. Vaso da bere. Lat. Patera.
b A grè mi va. Mi piace assai. Lat. Perplacet.
c Umor. In vece di Liquore.
d Senz' alcun velo. Senza dubbiezza.
e Onusto. Carico.
PAGINA 33
Volgendo il tergo a a questa bassa mole,
Per tornar colassù donde scendesti,
Splenderai luminoso intorno a Giove
Tra le Medicee Stelle Astro novello,
E Giove stesso del tuo lume adorno,
Girerà più lucente all' Etra b intorno.
     Al suon del cembalo, c
Al suon del crotalo,
Cinte di nebridi d
Snelle e Bassaridi, f
Su su mescetemi
Di quella porpora g
Che in Monterappoli
Da' neri grappoli
ANNOTAZIONI:
a Volgendo il tergo. Lat. Terga vertere.
b Etra. Cielo.
c Cembalo, e crotalo. Strumenti da suono.
d Di nebridi. In vece di Pelle d' Animale.
e Snelle. Destre. Agili.
f Bassaridi. Sacerdotesse di Bacco.
g Porpora. Cioè vino che ha color di Porpora, e che si fa in luogo detto Monterappoli.
PAGINA 34
Sì bella spremesi;
E mentre annaffione a
L' aride viscere,
Ch' ognor m' avvampano, b
Gli esperti Fauni c
Al crin m' intreccino d
Serti e di pampano: f
Indi allo strepito
Di Flauti g e Nacchere h
Trescando intuonino
Strambotti i e frottole k
ANNOTZIONI:
a Annafione. Ne ammollo. Lat. Irrigare.
b Avvampano. Ardono. Lat. Flagrare.
c Fauni. Satiri. Favoleggiano essere Dei Silvestri.
d Intreccino. Lat. Innectere.
e Serti. Lat. Corona. Sertum.
f Pampano. Fronde di vite. Lat. Palmes.
g Flauti. Strumenti Musicali.
h Nacchere. Strumento fatto di due legni, o altro, che posti fra le dita della sinistra si battono colla destra per farli suonare. Evvi altro Strumento detto Nacchere, ma vedi Tamburaccio.
i Strambotti. Sorta di poesia da innamorati in ottava rima.
k Frottole. Vedi. Pag 27. [Sorta di parlare oscuro e misterioso; o composizione di versi lascivi.]
PAGINA 35
D' alto misterio;
E l' ebre Menadi, a
E i lieti Egipani b
A quel mistico lor rozzo sermone
Tengan bordone. c
Turba villana intanto
Applauda al nostro canto,
E dal poggio vicino accordi, d e suoni
Talabalacchi, e Tamburacci, f e Corni, g
E Cornamuse, e Pifferi, e Sveglioni;
E tra cento Colascioni h
ANNOTAZIONI:
a Menadi. Donne che presedevano ai sacrificj di Bacco; e ogni tre anni con bastoni coperti d' ellera, con urli, e salti sconcertati tutte infuriate celebravan feste a Bacco.
b Egipani. Satiri.
c Bordone. Canto sulle note.
d Accordi. Lat. Temperare.
e Talabalacchi. Strumenti usati da' Mori in guerra.
f Tamburaccj. Strumenti de' Mori fatti di rame e guisa di pentola, e coperti di pelle da Tamburo all' imboccatura si suonano battendovi una corda, o bacchette.
g Corni, Cornamuse, e Sveglioni. Strumenti usati per lo più da' Contadini di Montagna. Come pure i Pifferi.
h Colascioni. Strumenti a due corde.
PAGINA 36
Cento rozze Forosette a
Strimpellando b il Dabbuddà, c
Cantino, e ballino il Bombababà; d
E se cantandolo,
Arciballandolo e
Avvien, che stanchinsi, f
E per grandavida g
Sete trafelinsi, h
Tornando a bevere
Sul prato asseggansi,
Canterellandovi i
ANNOTAZIONI:
a Forosette. Contadinelle. Lat. Ruricola.
b Strimpellando. Suonare adagio, e tentoni come fan quelli che imparano a suonare. Lat. Impellere.
c Dabbuddà. Strumento simile al Saltero.
d Bombababà. Canzone che cantavasi dalla plebe bevitora, e ciascuna strofa terminava in detta voce.
e Arciballando. Ballando triplicatamente.
f Stanchinsi. Lat. Defatigari.
g Grandavida. Due dizioni ridotte in una, significante la grande avidità di bere.
h Trafelinsi. Languiscano. Lat. Viribus deficere.
i Canterellando. Cantando sotto voce. Lat. Submisse canere.
PAGINA 37
Con rime sdrucciole a
Mottetti, b e Cobbole, c
Sonetti, d e Cantici:
Poscia dicendosi
Fiori e scambievoli,
Sempremai tornino
Di nuovo a bevere
L' altera porpora,
Che in Monterappoli
Da' neri grappoli
Sì bella spremesi;f
E la maritino g
Col dolce Mammolo h
ANNOTAZIONI:
a Rime sdrucciole. Versi lubrici, che dopo l' accento han più sillabe.
b Mottetti. Da motto composizion poetica; oggi tal voce è restata ai Musici, ed è breve composizion Musicale.
c Cobbole. Voce antica, e vale Componimento lirico.
d Sonetti, e Cantici. Composizioni poetiche.
e Fiori. Qui vale breve scherzo in rima.
f Spremesi. Più che premesi. Lat. Exprimere.
g Maritino. Mescolino, uniscano.
h Mammolo. Uva rossa notissima nel Contado di Firenze.
PAGINA 38
Che colà imbottasi,
Dove salvatico
Il Magalotti in mezzo al Solleone
Trova l' Autunno a quella stessa fonte,
Anzi a quel Sasso onde l' antico Esone a
Diè nome, e Fama al solitario Monte.
     Questo nappo b che sembra una pozzanghera, c
Colmo è d'un Vin sì forte d e sì possente,
Che per ischerzo baldanzosamente
Sbarbica e i denti, e le mascelle f sganghera. g
Quasi ben gonfio h e rapido torrente
ANNOTAZIONI:
a Esone. Allude al Montisone, ove nella state villeggiava il dottissimo Conte Lorenzo Magalotti.
b Nappo. Bicchiere. Lat. Cyathus.
c Sembra una pozzanghera. Chiama con tal come il Bicchiere per esprimere la di lui grandezza, nel modo medesimo che altri il chiamò un Pozzo.
d Forte. Si dice del Vino fatto aceto; ma qui vale Generoso, e gagliardo.
e Sbarbica. Lat. Eradicare.
f Mascelle. Lat. Maxilla.
g Sganghera. Lat. Emovere.
h Gonfio. Pieno assai.
PAGINA 39
Urta il palato, e il gorgozzulle a inonda,
E precipita in giù tanto fremente,
Ch' appena il cape l' una e l' altra sponda.
Madre gli fu quella scoscesa b balza, c
Dove l' annoso Fiesolano Atlante d
Nel più fitto meriggio, e e più brillante
Verso l' occhio del Sole il fianco innalza.
Fiesole viva, e seco viva il nome
Del buon Salviati, ed il suo bel Majano; f
Egli sovente con devota mano
Offre diademi alle mie sacre chiome;
Ed io Lui sano preservo
Da ogni mal crudo, e protervo:
ANNOTAZIONI:
a Gorgozzule. Lat. Guttur.
b Scoscesa. Lat. Inaccessus.
c Balza. Lat. Rupes.
d Fiesolano Atlante. Allude all' antica Città di Fiesole, situata sopra un Monte distante due miglia da Firenze, che di presente è distrutta, ma conserva la Cattedrale, e il Vescovo, che risiede in Firenze. Un fianco di questo Monte è volto a mezzo giorno, e quivi fa il Vino migliore; e però dice: ??
e Nel più fitto meriggio. Nel più cocente mezzo giorno.
f Majano. Villa del Duca Salviati di Firenze.
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Ed intanto
Per mia gioja tengo accanto
Quel grand' onor di sua real Cantina
Vin di Val di Marina. a
Ma del Vin di Val di Botte b
Voglio berne giorno e notte,
Perchè so che in pregio l' hanno
Anco i maestri di color, che sanno.
Ei da un colmo bicchiere e traboccante
In sì dolce contegno il cuor mi tocca,
Che per ridirlo non sarìa bastante
Il mio Salvin, c ch'ha tante lingue in bocca.
Se per sorte avverrà, che un dì lo assaggi d
ANNOTAZIONI:
a Val di Marina. Resta nel Chianti dove ha possessioni il detto Duca.
b Val di Botte. Possessione dei PP. Gesuiti di Firenze.
c Salvin, che ha tante lingue in bocca. Parla del Signor Abate Anton Maria Salvini, che vive anco di presente, uomo versatissimo in tutte le scienze, e celebre per li varj linguaggi, che possiede: è Professore di lettere Greche a Firenze, e Accademico della Crusca.
d Assaggi. Lat. Libare.
PAGINA 41
Dentro a' Lombardi suoi grassi Cenacoli,
Colla Ciotola a in man farà miracoli b
Lo splendor di Milano, il savio Maggi. c
Il savio Maggi d' Ippocrene d al fonte
Menzognero liquore unqua non bebbe, e
Nè sul Parnaso f lusinghiero egli ebbe
Serti profani all' onorata fronte.
Altra strade egli corse; e un bel sentiero g
Rado, h o non mai battuto aprì ver l' Etra. i
Solo a i numi e agli eroi nell' aurea Cetra
 
ANNOTAZIONI:
a Ciotola. Lat. Patera.
b Farà miracoli. Beverà in tanta copia che sembrerà un prodigio. Lat. Prodigium operari.
c Maggi. Intende del Signor Carlo Maria, Segretario del Senato di Milano, celebre Poeta, e Professore di lettere Greche.
d Ippocrene. Fiume consagrato alle Muse.
e Bebbe. In vece di bevve.
f Parnasso. Monte nei confini della Grecia, che ha due sommità, una consagrata ad Apollo e alle Muse; l' Altra a Bacco.
g Sentiero. Lat. Semita.
h Rado. Lat. Rarus.
i Non mai battuto. Non piú frequentato.
PAGINA 42
Offrir gli piacque il suo gran canto altero: a
E sarìa veramente un Capitano,
Se tralasciando del suo Lesmo b il vino,
A trincar c si mettesse il Vin Toscano;
Che tratto a forza dal possente odore,
Post' in non cale i Lodigiani armenti d
Seco n' andrebbe in compagnia d' onore
Con le gote e di mosto, f e tinte, e piene
Il Pastor de Lemène: g
ANNOTAZIONI:
a Altero. Vale qui nobile e maestoso.
b Lesmo. Villa deliziosissima del Signor Carlo Maggi nel Milanese.
c Trincare. Vedi pag. 6. [Trincarne. Beverne assai; Lat. Inordinate bibere.]
d Post' in non cale i Lodigiani armenti. Non apprezzati gli Armenti di Lodi, Città della Lombardia, ove sono di miglior qualità che altrove. Lat. Spretis armentis Pompejæ Laudis.
e Gote. Lat. Genæ.
f Mosto. Vino non ben purgato. Lat. Mustum.
g Pastor de Lemène. Intende del Signor Francesco de Lemène, non solo possessore d' Armenti, ma anco celebre Poeta, come lo dimostrano l' Opere sue, fra le quali vi ha quella del Paladin Macarone, e del pazzo amor di Narciso giovane bellissimo, che se ne morì per troppo amar sua bellezza. La piú bella Opera però sono li Sonetti e Inni che trattano di Dio Uno e Trino.
PAGINA 43
Io dico lui che giovanetto scrisse
Nella scorza de' Faggi e degli Allori
Del Paladino Macaron le risse,
E di Narciso i forsennati amori;
E le cose del Ciel più sante e belle,
Ora scrive a caratteri di stelle.
Ma quando assidesi
Sotto una rovere. a
Al suon di Zufolo b
Cantando spippola c
Egloghe, d e celebra
Il purpureo liquor del suo bel colle,
Cui bacia il Lambro e il piede,
Ed a cui Colombano f il nome diede,
ANNOTAZIONI:
a Rovere. Albero simile alla quercia. Lat. Robur.
b Zufolo. Strumento simile ad un piccolo flauto.
c Spippola. S' usa un tal termine quando si vuol' esprimere una cosa fatta, o detta a perfezione, e con prontezza.
d Egloghe. Composizion poetica.
e Lambro. Fiume dell' Insubria, che imbocca nel Pò, e passa a piè della Collina suddetta.
f Colombano. Nel territorio di Lodi, ove fa certo Vino detto Pignuolo, che è perfettissimo; e qui ha il suo soggiorno nell' autunno il Signor de Lemène.
PAGINA 44 (32)
 
 
Ove le viti in lascivetti intrichi a
Sposate b sono in vece d' olmi a' fichi.
     Se vi è alcuno a cui non piaccia
La c Vernaccia
Vendemmiata in Pietrafitta,
Interdetto,
Maladetto,
Fugga via dal mio cospetto,
E per pena sempre ingozzi d
Vin di e Brozzi,
Di Quarracchi, e di Peretola;
E per onta f e per ischerno g
In eterno
ANNOTAZIONI:
a Intricchi. Avviluppamenti. Lat. Implicatio.
b Sposate. Unite, sociate. Dicesi anche maritate.
c Vernaccia. Sorta di Vino; la migliore si fa in luogo detto Pietrafitta.
d Ingozzi. Mandi giù a forza per la gola.
e Brozzi, Quarracchi, Peretola. Terre vicine a Firenze, ove fanno Vini debolissimi.
f Per onta. Lat. Per ignominiam.
g Per ischerno. Lat. per irrisionem.
PAGINA 45
Coronato sia di a bietola;
E sul destrier b del vecchierel Sileno c
Cavalcando a ritroso d ed a bisdosso, e
Da un insolente satiretto osceno
Con infame flagel venga percosso:
E poscia avvinto in vergognoso loco
A i fanciulli plebei serva per gioco;
E lo giunga di vendemmia
Questa orribile bestemmia. f
     Là d' Antinoro g in su quei colli alteri,
Ch' han dalle Rose il nome,
Oh come lieto, o come
Dagli Acini h più neri
D' un Canajuol i maturo
ANNOTAZIONI:
a Bietola. Sorta d'erbaggio insipido e sciocco.
b Destrier di Sileno. Era un asino.
c Sileno. Balio di Bacco.
d A ritroso. Al contrario. Lat. Inversè.
e A bisdosso. A cavallo nudo.
f Bestemmia. Vale qui maldicenza.
g Antinoro. Luogo dove fanno vini buonissimi.
h Acini. Granelli dell' uva.
i Canajuol. Sorta d'uva nera così detta, perchè piace ai cani.
PAGINA 46
Spremo un mosto sì puro,
Che ne' vetri zampilla a
Salta, spumeggia, b e brilla! c
E quando in bel paraggio d
D' ogni altro Vin lo assaggio,
Sveglia nel petto mio
Un certo non so che,
Che non so dir s' egli è
O gioja, o pur desio.
Egli è un desio novello,
Novel desio di bere,
Che tanto più s' accresce
Quanto più vin si mesce:e
Mescete, o miei compagni.
ANNOTAZIONi:
a Zampilla. Dicesi propriamente dell' acqua che passa per uno stretto ed angusto meato, e scaturisce come un filo sottile, lo che viene appropriato al vino, che esce dall' uve d' Antinoro.
b Spumeggia. Lat. Spumat.
c Brilla. Lat. Emicat.
d Paraggio. Paragone. Lat. Comparatio.
e Si mesce. Lat. Funditur.
PAGINA 47
E nella gran inondazion vinosa
Si tuffi, a e ci accompagni
Tutt' allegra e festosa
Questa, che Pan b somiglia,
Capribarbicornipede famiglia.
Mescete, su mescete:
Tutti affoghiam c la sete
In qualche Vin polputo. d
Quale è quel ch' a diluvj e oggi è venduto
Dal Cavalier dell' Ambra,
Per ricomprarne poco muschio ed ambra.
Ei s'è fitto in umore f
ANNOTAZIONI:
a Si tuffi. Lat. Immergi.
b Questa che Pan somiglia. Allude ai Satiri simili al dio Pane nelle fattezze del corpo Ispido, cornuto, e con piè caprino, e tutto esprime colla sola parola di quattro dizioni ridotte in una, cioè capribarbicornipede.
c Affoghiam la sete. Lat. Sitim extinguere.
d Polputo. Gagliardo, generose.
e Diluvj. E' una certa casa in Firenze detta il Diluvio, per causa che in occasione di una certa abbondante inondazione l' acqua arrivò ivi alla maggiore altezza, e in detta casa abitava il Cavaliere Ambra a tempo del Poeta.
f S' è fitto in umore. E' di pensiero, e fantasia ostinata. Crede per certo. Lat. Pro certo habet.
PAGINA 48
Di trovar un odore
Sì delicato e fino, a
Che sia più grato dell' odor del vino.
Mille inventa odori eletti,
Fa ventagli b e guancialetti, c
Fa soavi profumiere, d
E ricchissime cunziere, c
Fa polvigli, f
Fa borsigli, g
Che per certo son perfetti.
Ma non trova il poverino h
Odor che agguagli il grande odor del vino.
ANNOTAZIONi:
a Fino. Perfetto. Lat. Perfectus.
b Ventaglio. Arnese, che serve per farsi vento nella state. Lat. Flabellum.
c Guancialetti. Lat. Pulvillus.
d Profumiere. Vasi dove si fa il profumo.
e Cinziere. Vasi di cristallo, o porcellana, ove si tien la cunzia preparata con varj odori per profumar l' aria delle stanze.
f Polvigli. Più sorte di polvere odorifera.
g Borsigli. Borsette per tenervi odori.
h Poverino. Voce di commiserazione, che vale Infelice.
PAGINA 49
Fin da' gioghi del Perù, a
E da' boschi del Tolù, b
Fa venire,
Stò per dire,
Mille droghe, c e forse più:
Ma non trova il poverino
Odor che agguagli d il grande odor del vino.
Fiuta, e Arianna, questo è il vin dell' Ambra!
Oh che robusto, oh che vitale odore!
Sol da questo nel core
Sì rifanno gli spirti, e nel celábro; f
Ma quel che è più, ne gode ancora il labro.
     Quel gran vino
ANNOTAZIONI:
a Peru. Provincia la più ricca dell' universo, nella regione dell' America Meridionale, fertile non solo di droghe, ma delle cose più preziose.
b Tolù. Città delle Cartagena in America, famosa per lo eccellente balsamo che nasce nei boschi di essa.
c Droghe. Nome generico degli aromati. Lat. Aromata.
d Agguagli. Lat. Æquiparare.
e Fiuta. Annasa. Lat. Olfacere.
f Celabro. Cervello. Lat. Cerebrum.
PAGINA 50
Di Pumino a
Sente un pò b dell' Affricogno, c
Tutta via di mezzo Agosto
Io ne voglio sempre accosto;
E di ciò non mi vergogno,
Perchè a berne sul popone d
Parmi proprio sua stagione;
Ma non lice ad ogni vino
Di Pumino
Star a tavola ritonda; e
Solo ammetto alla mia mensa
Quello che il nobil Albizzi dispenza,
E che fatto d' uve scelte
Fa le menti chiare e svelte.
ANNOTAZIONI:
a Pumino. Luogo dove fa buon vino, e il migliore fa nella possessioni del Marchese Albizzi.
b Sente un pò. Lat. Parum sapit.
c Affricogno. Del vino d' Affrica.
d Popone. Lat. Pepo.
e Stare a tavola ritonda. Dicesi di esprimere, che una cosa può stare a confronto, a paragone, o competenza d' un' altra nella sua perfezione.
PAGINA 51
     Fa le menti chiare e svelte
Anco quello
Ch' ora assaggio, e ne favello
Per sentenza senza appello.
Ma ben pria di favellarne
Vo gustarne un' altra volta.
Tu, Sileno, a intanto ascolta:
Chi 'l crederia giammai? Nel bel giardino
Ne' bassi di Gualfonda b inabissato, c
Dove tiene il Riccardi alto domíno d
In gran palagio, e di grand' oro ornato,
Ride un Vermiglio e che può stare a fronte
ANNOTAZIONI:
a Sileno. Vedi pag 45. [Sileno. Balio di Bacco.]
b Gualfonda. Contrada di Firenze, ove il Marchese Riccardi possiede ameno giardino coll' annesso di spazioso orto, e un nobil palagio.
c Ne' bassi di Gualfonda inabissato. Servesi il Poeta de' due termini, bassi, e inabissato, per esprimere che tal giardino è negli ultimi confini non solo di detta contrada, ma anche della città.
d Domino. In vece di Dominio.
e Vermiglio. Rosso acceso. Lat. Rubicundus.
PAGINA 52
Al Piropo a gentil di Mezzomonte: b
Di Mezzomonte, ove talora io soglio
Render contenti i miei desiri a pieno,
Allor che assiso in verdeggiante soglio,
Di quel molle Piropo empiomi il seno.
Di quel molle Piropo almo e giocondo,
Gemma ben degna de' Corsini eroi,
Gemma dell' Arno, ed allegrìa del mondo.
     La rugiada di rubino c
Che in Valdarno d i colli onora,
Tanto odora,
Che per lei suo pregio perde
La brunetta
Mammoletta e
ANNOTAZIONI:
a Piropo. Pietra preziosa. Vedi Crisolito, Pag. 7 [= Crisolito. Pietra preziosa, le di cui qualità vengono traslate figuratamente al vino, e il simile fa il nostro Poeta non solo del crisolito, ma anco di molte altre gemme, conforme si vedrà in appresso.]
b Mezzomonte. Villa del March. Corsini di Firenze.
c Rubino. Pietra preziosa. Vedi pag. 7, al Crisolito.
d Valdarno. Ameno paese sulle colline di cui fa vino buonissimo.
e Mammoletta. Sorta di fiore che ha odor grato, ed evvi certa qualità di vino, che ha simil' odore, che lo rende molto grazioso e amabile.
PAGINA 53
Quando spunta dal suo verde.
S' io ne bevo
Mi sollevo
Sovra i gioghi di Permesso, a
E nel canto sì m' accendo,
Che pretendo, e mi do vanto
Gareggiar b con Febo istesso.
Dammi dunque dal boccal c d' oro
Quel Rubino ch' è 'l mio tesoro:
Tutto pien d' alto furore
Canterò versi d' amore,
Che saran via più soavi,
E più grati di quel che è
Il buon Vin di Gersolè. d
ANNOTAZIONI:
a Permesso. Monte consacrato a Febo e alle Muse.
b Gareggiare. Lat. Æmulare.
c Boccale. Misura di terra cotta capace della metà d' un fiasco, del quale servesi la plebe per bere.
d Gersolè. In vece di S. Gio: in Gerusalemme, così corotto da' contadini, ed è una villa della nobil famiglia de' Gherardini.
PAGINA 54
Quindi al suon d' una ghironda, a
O d' un aurea cennamella, b
Arianna, Idolo mio,
Loderò tua chioma bionda,
Loderò tua bocca bella.
Già s' avanza in me l' ardore,
Già mi bolle dentro 'l seno
Un veleno
Che è velen d' almo liquore. c
Già Gradivo d egidarmato e
Col Fanciullo faretrato f
Infernifoca g il mio core;
Già nel bagno d' un bicchiere,
ANNOTAZIONI:
a Ghironda. Strumento musicale che suonasi sol girar' una ruota.
b Cennamella. Strumento musicale che suonasi colla bocca.
c Velen d' almo liquore. Intende del Vin migliore, che talora è velen contro i mali.
d Gradivo. Marte.
e Egidarmato. Due dizioni ridotte in una, significanti Armato di scudo.
f Fanciullo faretrato. Dio degli Amori.
g Infernifoca. Due dizioni significanti brucia con fuoco d' Inferno.
PAGINA 55
Arianna, Idolo amato,
Mi vo' a far tuo cavaliere,
Cavalier sempre bagnato. b
Per cagion di sì bell' ordine,
Senza scandalo, e disordine
Su nel cielo in gloria immensa
Potrò seder col mio gran Padre a mensa;
E tu, gentil Consorte,
Fatta meco immortal, verrai là dove
I Numi eccelsi fan corona a Giove.
     Altri beva il Falerno, c altri la Tolfa,
Altri il sangue, che lacrima d il Vesuvio; e
ANNOTAZIONI:
a Vo. In vece di voglio.
b Cavalier bagnato. Allude all' antica milizia de' Cavalier Bagnati, che erano i primi in onore, e tal grado davasi con grandissima pompa.
c Falerno, Tolfa. Vini di eccedente possanza, e dannosi.
d Lacrima. Vino del regno di Napoli, e la migliore è quella di Somma e di Galitte. Quì però è Verbo, e vuol dir, produce.
e Vesuvio. Monte nel Regno di Napoli, celebre per la bontà della lacrima che produce.
PAGINA 56
Un gentil bevitor mai non s' ingolfa a
In quel fumoso e fervido diluvio. b
Oggi vogl' io, che regni entro a' miei vetri c
La Verdea d soavissima d' Arcetri; e
Ma se chieggio
Di Lappeggio f
La bevanda porporina,
Si dia fondo g alla cantina.
Su trinchiam di sì buon paese
Mezzograppolo, h e alla Franzese:
Su trinchiam rincappellato i
Con granella e soleggiato: k
ANNOTAZIONI:
a S' ingolfa. S' immerge. Lat. Totum se dare.
b Diluvio. Trabocco smisurato.
c Vetri. In vece di bicchieri.
d Verdea. Sorta di vino buonissimo.
e Arcetri. Collina vicina a Firenze.
f Lapeggio. Villa del Gran Duca di Toscana.
g Si dia fondo. Si consumi. Lat. Dissipari.
h Mezzograppolo. Sorta di Vino.
i Rincappellato. Vale replicatamente.
k Soleggiato. Vale d' uva appassita al sole.
PAGINA 57
Tracanniamo a a guerra rotta b
Vin Rullato, c e alla Sciotta; d
E tra noi gozzovigliando, e
Gavazzando, f
Gareggiamo g a chi più imbotta, h
Imbottiam senza paura,
Senza regola o misura.
ANNOTAZIONI:
a Tracanniamo. Beviamo fuor di misura. Lat. Mero se ingurgitare.
b A Guerra rotta. A vista di tutti. Lat. Palam, o pure senz' ordine. Lat. Inordinate.
c Vin rullato. E' varia l' opinion dell' origine della parola Rullato, potendosi dire, che significhi fatto alla rustica, Vino sdrucciolevole, o Vin purgato con tutto quel di più, che aggiugner si potrebbe, e che per brevità ne lascio al lettore la cura d' indagar quello che possa soddisfarlo dell' origine di questa parola.
d Alla Sciotta. All' uso della città di Scio, isola dell' Asia.
e Gozzovigliare. Fare stravizzo, che propriamente dicesi del magiar dopo aver cenato. Lat. Comissari.
f Gavazzare. Fare strepito per segno d' allegrezza. Lat. Strepere præ lætitia.
g Gareggiano. Vedi pag 53. [ = Lat. Æmulare.]
h A chi più imbotta. A chi più beve: perchè siccome il ventre dicesi sacco rispetto al cibo, cosi dicesi botte rispetto al bere.
PAGINA 58
Quando il Vino è gentilissimo,
Digeriscesi a prestissimo,
E per lui mai non molesta
La spranghetta b nella testa:
E far fede ne potria
L'Anatomico Bellini, c
Se dell' uve, e se de' vini
Far volesse notomia. d
Egli almeno, o lingua mia,
T' insegnò con sua bell' arte
In qual parte
Di te stessa, e in qual vigore
Puoi gustarne ogni sapore.
ANNOTAZIONI:
a Digeriscesi. Lat. Digerere, concoquere.
b Spranghetta. Dicesi aver la spranghetta quegli che la sera precedente ha di soverchio bevuto, e la mattina seguente ha la testa aggravata e inquieta.
c L' Anatomico Bellini. Dice del Sig. Dottor Lorenzo Bellini, Anatomico e Medico celebre, come lo dimostrano le dottissime opere sue.
d Notomia. E' un rompimento di nervi e vene, o d' altre parti del corpo, fatta a fine d' osservar esattamente quello che operino nel corpo umano.
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Lingua mia già fatta scaltra,
Gusta un po, gusta quest' altro
Vin robusto, che si vanta
D' esser nato in mezzo al Chianti, a
E tra sassi
Lo produsse
Per le genti più bevone, b
Vite bassa, c e non broncone. d
Bramerei veder trafitto e
Da una serpe in mezzo al petto
Quell' avaro villanzone f
Che per render la sua vite
Di più grappoli feconda,
Là ne' monti del buon Chianti,
ANNOTAZIONI:
a Chianti. Paese pieno di colli, dove fa Vino buonissimo.
b Bevone. Che beve assai.
c Vite bassa. Lat. Vitis humilis.
d Broncone. Opposto di vite bassa.
e Trafitto. Lat. Confixus.
f Villanzone. Villano il più rozzo che possa trovarsi. Lat. Nimis rusticus.
PAGINA 60
Veramente villanzone,
Maritolla ad un broncone.
     Del buon Chianti il vin decrepito, a
Maestoso,
Imperíoso,
Mi passeggia dentro il core,
E ne scaccia senza strepito
Ogni affanno, e ogni dolore;
Ma se Giara b io prendo in mano
Di brillante c Carmignano, d
Così grato in sen mi piove,
Ch' Ambrosia e e Nettar non invidio a Giove.
Or questo che stillò dall' uve brune f
ANNOTAZIONI:
a Decrepito. Vecchio assai. Lat. Vetustissimus.
b Giara. Lat. Patera. c Brillante. Lat. Emicans.
d Carmignano. Luogo ove sono colline che producon Vino gentilissimo e delicato.
e Ambrosia e Nettare. Favoleggiano esser cibo e bevanda degli Dei.
f Brune. Color che pende in nero. Lat. Nigricans.
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Di vigne sassosissime Toscane,
Bevi, Aríanna, e tien da lui lontane
Le chiomazzurre a Najadi b importune:
Che sarìa
Gran follìa,
E bruttissimo peccato,
Bevere il Carmignan, quando è innacquato.
     Chi l' acqua beve
Mai non riceve
Grazie da me:
Sia pur l' acqua o bianca, o fresca,
O ne' tonfani c sia bruna;
Nel suo amor me non invesca d
Questa sciocca ed importuna,
Questa sciocca, che sovente
ANNOTAZIONI:
a Chiomazzure. Due dizioni ridotte in una, significanti che han chioma color d' azzuro.
b Najadi. Ninfe che preseggono ai fonti.
c Tonfani. Ricettacoli d' acqua ne' fiumi dov' ella è più profonda. Lat. Gurges.
d Invesca. Impania. Lat. Visco oblinire.
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Fatta altiera e capricciosa a
Riottosa b ed insolente,
Con furor perfido e ladro,
Terra e ciel mette a soqquadro. c
Ella rompe i ponti e gli argini, d
E con sue nembose aspergini e
Su i fioriti e verdi margini f
Porta oltraggio g a i fior più vergini;
E l' ondose scaturigini h
Alle moli stabilissime,
Che sarian perpetuissime,
Di rovina sono origini,
ANNOTAZIONI:
a Capricciosa. Di fantasia bizarra, o vogliosa. Lat. Cupidus.
b Riottosa. Litigiosa. Lat. Contentiosus.
c Mette a soqquadro. Mette sossopra, in rovina. Lat. Quassare, pertubare.
d Argini. Rialti di Terra posticcia fatti sulle rive de' Fiumi per tener l'acqua a segno. Lat. Agger.
e Aspergini. Inaffiamenti.
f Margini. Estremità. Lat. Ora.
g Oltraggio. Lat. Injuria.
h Scaturigini. Sorgente d' acqua.
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Lodi pur l' acque del Nilo a
Il Soldan de' Mammalucchi, b
Nè l' Ispano mai sì stucchi c
D' innalzar quelle del Tago, d
Ch' io per me non ne son vago. e
E se a sorte alcun de' miei
Fosse mai cotanto ardito
Che bevessene un sol dito, f
Di mia man lo strozzerei:
Vadan pur vadano a svellere
La cicoria e raperonzoli g
ANNOTAZIONI:
a Nilo. Fiume dell' Affrica, che ha la sua sorgente nell' Abissinia, e traversa la Nubia e l' Egitto.
b Mammalucchi. Ordine militare di Babilonia, del quale s' eleggeva il capo, che dicevasi Soldano.
c Si stucchi. Si sazi. Lat. Obsaturari.
d Tago. Fiume di Spagna.
e Non ne son vago. Non me ne diletto, non me ne curo.
f Un sol dito. In vece d' un poco.
g Raperonzoli. Erba che si mangia in insalata, cosi detta perchè la sua barba è alquanto simile alla rapa. Lat. Rapunculus.
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Certi magri mediconzoli a
Che coll' acqua ogni mal pensan di espellere,
Io di lor non mi fido, b
Nè con essi mi affanno, c
Anzi di lor mi rido,
Che con tanta lor acqua io so ch' egli hanno
Un cervel così duro e così d tondo,
Che quadrar nol potrìa nè meno in pratica
Del Vivìani e il gran saper profondo,
Con tutta quanta la sua matematica.
Da mia f masnada
Lungi sen vada
Ogni bigoncia g
ANNOTAZIONI:
a Mediconzoli. Parola di disprezzo, e vale Medici di poco sapere. Lat. Mediculus.
b Non mi fido. Non do fede, nè m' assicuro.
c Affanno. Affatico.
d Tondo. Di cervel grosso e rozzo.
e Viviani. Celebre mattematico.
f Masnada. Truppa di gente. Lat. Populus.
g Bigoncia. Vaso di legno di cui servonsi i contadini in tempo di vendemmia per pigliarvi l' uva avanti di metterla nel Tino, e serve ancora per tenervi de' liquidi quando sia ben cerchiata.
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Che d' acqua acconcia
Colma si stà:
L' acqua cedrata
     Di limoncello a
Sia sbandeggiata b
Dal nostro ostello. c
De' gelsomini
Non faccio bevande,
Ma tesso d ghirlande
Su questi miei crini.
Dell' aloscia e e del candiero f
Non ne bramo, e non ne chero. g
ANNOTAZIONI:
a Limoncello. Diminutivo di limone.
b Sbandeggiata. Esiliata. Lat. Relegatus.
c Ostello. Casa, abitazione. Lat. Domicilium.
d Ghirlanda. Lat. Corona.
e Aloscia. Bevanda usata dagli Spagnuoli.
f Candiero. Altra bevanda fatta con torli d' uovo, zucchero, e ambra o altro odore.
g Chero. Voglio, cerco. Lat. Velle.
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I sorbetti a ancorchè ambrati,
E mille altre acque odorose
Son bevande da svogliati,
E da femmine leziose b
Vino Vino a ciascun bever bisogna,
Se fuggir vuole ogni danno;
E non par mica c vergogna
Tra i bicchier impazzir sei volte l'anno.
Io per me son nel caso,
E sol per gentilezza
Avallo d questo, e poi quest' altro vaso,
E sì facendo, del nevoso cielo
Non temo il gielo,
Né mai nel più gran ghiado e m' imbacucco f
ANNOTAZIONI:
a Sorbetti. Bevanda congelata.
b Leziose. Attose.
c Mica. Particella riempitiva in compagnia della negazione per dar maggior efficacia al dire, e vale già. Lat. Non quidem.
d Avallo. Vale quì ingollo, bevo.
e Ghiado. Freddo eccessivo. Lat. Algor.
f M' imbacucco. Mi cuopro il capo e il volto. Lat. Caput obvolvere.
PAGINA 67
Nel zamberlucco a
Come ognor vi s' imbacucca
Dalla linda sua parrucca b
Per infino a tutti i piedi
Il segaligno c e freddoloso Redi.
     Quali strani capogiri d
D' improvviso mi fan guerra?
Parmi proprio che la terra
Sotto i piè mi si raggiri,
Ma se la terra comincia a tremare,
E traballando e minaccia disastri,
Lascio la terra, mi salvo nel mare.
Vara vara f quella gondola g
ANNOTAZIONI:
a Zamberlucco. Veste lunga e larga, con cappuccio grande che copre la testa e parrucca. Oggi dicesi una veste che portan familiarmente le donne.
b Parrucca. Voce straniera, ma fatta nostrale, significa chioma finta. Lat. Capillamentum.
c Segaligno. D' adusta complessione.
d Capogiri. Lat. Vertigo.
e Traballando, vacillando, titubando.
f Vara vara. Tira da terra la nave in acqua.
g Gondola. Barchetta usata molto in Venezia.
PAGINA 68
Più capace, e ben fornita a
Ch' è la nostra favorita. b
Su questa nave,
Che tempre c ha di cristallo. d
E pur non pave e
Del mar cruccioso f il ballo,
Io gir men voglio
Per mio gentil diporto, g
Conforme io soglio
Di Brindisi h nel porto,
Purchè sia carca
Di brindisevol i merce
Questa mia barca.
ANNOTAZIONI:
a Ben fornita. Ben provveduta. Lat. Paratus, instructus.
b Favorita. Che ci è più grata.
c Tempre. Qualità.
d Di cristallo. Facili a rompersi.
e Pave. Teme.
f Cruccioso. Tempestoso.
g Diporto. Spasso, divertimento. Lat. Solatium.
h Brindisi. Città e porto di mare. Lat. Brundusium [Brundisium].
i Brindisivol merce. Intende di vino col quale si fanno i brindisi.
PAGINA 69
Su voghiamo, a
Navighiamo,
Navighiamo infino a Brindisi:
Arianna, brindis, b brindisi.
Oh bell' andare
Per barca in mare
Verso la sera
Di primavera!
Venticelli, e fresche aurette
Dispiegando ali d' argento,
Sull' azzurro pavimento
Tesson danze c amorosette,
E al mormorio d de' tremuli e cristalli
Sfidano ognora i naviganti a i balli.
Su voghiamo,
Navighiamo,
ANNOTAZIONI:
a Voghiamo. Lat. Remigare.
b Brindis. Vedi pag 25. [ = Brindisi. Usava nei Conviti cantarsi una canzonetta per invitare a bere, che principiava: Facciam brindis' a Bacco. E mentre cantava si mandava attorno il bicchiere pieno di Vino. Lat. lo dissero propinare, vel præbibere.]
c Danze. Balli. Lat. Chorea.
d Mormorio. Lat. Murmur.
e Tremuli cristalli. Così chiama l' acque.
PAGINA 70
Navighiamo infino a Brindisi:
Arianna, brindis, brindisi.
Passovaga, arranca, a arranca,
Che la ciurma b non si stanca,
Anzi lieta si rinfranca c
Quando arranca d inverso Brindisi:
Arianna, brindis, brindisi.
E se a te brindisi io fo,
Perchè a me faccia il buon pro, e
Ariannuccia, vaghuccia, belluccia,
Cantami un poco, e ricantami tu
Sulla mandòla f la cuccurucù g
ANNOTAZIONI:
a Arranca. Dicesi propriamente il caminare che fanno i zoppi, o sciancati, che caminano con gran fatica, tirandosi le gambe dietro, e per figura lo adatta alla Nave. Lat. Properare.
b Ciurma. Schavi di galera. Lat. Remiges.
c Si rinfranca. Acquista nuovo vigore.
d Arranca. Cammina più che puoi.
e Faccia il buon pro. Lat. Prodesse.
f Mandòla. Strumento musicale.
g Cuccurucù. Canzone così detta, perchè in essa replicasi molte volte una tal voce.
PAGINA 71
La cuccurucù
La cuccurucù
Sulla mandòla la cuccurucù.
Passa vo— a
Passa vo—
Passavoga, arranca, arranca,
Che la ciurma non si stanca,
Anzi lieta si rinfranca,
Quando arranca
Quando arranca inverso Brindisi:
Arianna, brindis, brindisi.
E se a te—
E se a te brindisi io fo,
Perchè a me—
Perchè a me—
Perchè a me faccia il buon pro
Il buon pro
Ariannuccia leggiadribelluccia. b
ANNOTAZIONI:
a Passa vo. Lascia in tronco la parola Voga, perchè si finge ubriaco.
b Leggiadribellucia. Due dizioni significanti bella e leggiadra.
PAGINA 72
Cantami un po— a
Cantami un po—
Cantami un poco, e ricantami tu
Sulla viò—b
Sulla viola la cuccurucù.
La cuccurucù.
Sulla viola la cuccurucù.
     Or qual nera con fremiti orribili
Scatenossi c tempesta fierissima,
Che de' tuoni fra gli orridi sibili
Sbuffa d nembi di grandine asprissima?
Su nocchiero ardito e fiero,
Su nocchiero adopra ogn' arte
Per fuggire il reo periglio;
Ma già vinto ogni consiglio,
Veggio rotti e remi e sarte, e
ANNOTAZIONI:
a Cantami un po. Cosi quì lascia in tronco la parola poco.
b Sulla viò. Fa il simile, e dice viò in vece di viola, che è un istrumento musicale.
c Scatenossi. Si sollevò. Lat. Excitata est. Emersit.
d Sbuffa. Dicesi quel soffiare, che fà uno che sia in collera, e che con parole minaccia.
e Sarte. Corde da vele. Lat. Rudentes.
PAGINA 73
E s' infurian tuttavia
Venti e mare in traversia. a
Gitta spere b omai per poppa,
E rintoppa, c o marangone, d
L' arcipoggia e e l' artìmone. f
Che la nave se ne va
Colà dove è il finimondo,
E forse anco un po più in là.
Io non so quel ch' io mi dica,
E nell' acque io non son pratico;
Parmi ben che il ciel predíca
ANNOTAZIONI:
a In traversìa. In discordia.
b Spere. Termine marinaresco, col quale si voglian significare più robe legate insieme e gettate in mare, perchè trattengano il corso alla nave.
e Rintoppa. Rincontra. Lat. Occurrere.
d Marangone. Dicesi quell' uomo che si getta in mare per ripescar qualcosa, presa la similitudine dall' uccello Marangone, che in Lat. Mergus. E' ben vero che dicesi generalmente marangone ai garzoni di falegname, fabbri, e simili.
e Arcipoggia, o Orcipoggia. Fune che lega il capo dell' antenna a mano destra, e serve per ritirar la vela quando è troppo grande il vento.
f Artimone. Una delle vele della nave. Lat. Artemon.
PAGINA 74
Un evento più rematico; a
Scendon sioni b dall' aerea chiostra
Per rinforzar coll' onde un nuovo assalto,
E per la lizza c del ceruleo smalto d
I cavalli del mare e urtansi in giostra; f
Ecco, oime, g ch' io mi mareggio, h
E me avveggio,
Che noi siam tutti perduti:
Ecco, oimè, ch' io faccio getto '
Con grandissimo rammarico;
ANNOTAZIONI:
a Rematico. Malagevole. Lat. Difficilis.
b Sioni. Secondo i marinari, son due o più venti, che fra loro fan guerra, e raggirano le nuvole, e calando con esse nel mare lo fan gonfiare, e in tal ravvolgimento fan perire i vascelli.
c Lizza. Riparo. Lat. Septum.
d Smalto. Gomposto di ghiaja, calcina e acqua assodate insieme. Lat. Maltha.
e Cavalli del mare. Termine marinaresco. E vale gonfiamenti del mare.
f Urtansi in giostra. Lat. Certatim sese impellere.
g Oimè. Voce d' afflizione. Lat. Hei mihi.
h Mi mareggio. E' quel travaglio di stomaco che provasi nel navigare. Lat. Maris nauseam pati.
i Faccio getto. Mando fuori. Lat. Vomere.
PAGINA 75
Delle merci preziose,
Delle merci mie vinose.
Ma mi sento un po più a scarico:
Allegrezza, allegrezza: io già rimiro, b
Per apportar salute al legno infermo,
Sull' antenna da prua muoversi in giro c
L' oricrinite d stelle di Santermo, e
Ah no, no, non sono Stelle;
Son due belle
Fiasche f gravide g di buon Vini,
I buon Vini son quegli che acquetano
Le procelle sì fosche e rubelle
Che nel lago del cor l' anime inquietano.
ANNOTAZIONI:
a Più scarico. Lat. exoneratus.
b Rimiro. Guardo con attenzione. Lat. Conspicere.
c In giro. Lat. Circum.
d Oricrinite. Due dizioni significanti che han il crine aurato.
e Santermo. E' quella luce che apparisce sulle pale dei remi del naviglio dopo fiera tempesta, e indica tranquilità.
f Fiasche. Fiasco grande col corpo schiacciato. Lat. Amphora.
g Gravide. Piene. Lat. Plenus.
PAGINA 76
Satirelli
Ricciuttelli, a
Satirelli, or chi di voi
Porgerà più pronto a noi
Qualche nuovo smisurato b
Sterminato calicione c
Sarà sempre il mio mignone: d
Nè m' importa se un tal calice
Sia d' avorio, o sia di salice, e
O sia d' oro arciricchissimo, f
Purchè sia molto grandissimo.
Chi s' arrisica g di bere
Ad un piccolo bicchiere,
ANNOTAZIONI:
a Ricciutelli, satirelli. Diminutivi di ricciuto, e satiro.
b Smisurato, sterminato. Grandissimo. Lat. Maximus.
c Calicione. Superlativo di calice.
d Mignone. Amico intimo e familiare. Lat. Familiaris.
e Salice. Lat. Salix.
f Arciricchissimo. Superlativo del superlativo ricchissimo. Lat. Perquamditissimus.
g S' arrisica. Ardisce. Lat. Audere.
PAGINA 77
Fa la zuppa nel paniere. a
Questa altiera, questa mia
Dionea b bottiglierìa c
Non raccetta d non alloggia
Bicchieretti fatti a foggia. e
Quei bicchieri arrovesciati, f
E quei gozzi g strangolati h
Sono arnesi i da ammalati,
Quelle tazze spase k e piane
ANNOTAZIONI:
a Fa la zuppa nel paniere. S' affatica senza frutto. Lat. Incassum laborat.
b Dionea. Di Bacco, che dicesi Dionisio.
c Bottiglieria. Armadio, o stanza dove si tengon vasi da Vino per uso della mensa.
d Non raccetta. Non riceve. Lat. Non recipere.
e A foggia. Per galanteria, o scherzo.
f Arrovesciati. Lat. Inversus.
g Gozzi. Vale quì vasetti di vetro, che hanno il collo lungo, e il corpo tondo. Lat. Guttus.
h Strangolati. Detto cosi per esprimere la meschinità e miseria di tali bicchieri.
i Arnesi. Nome generico che si dice di tutte le masserizie di casa.
k Spase. Lat. Dilatatus.
PAGINA 78
Son da genti poco sane.
Caraffini a
Buffoncini, b
Zampiletti, e borbottini c
Son trastulli d da bambini, e
Son minuzie f che raccattole g
Per fregiarne h in gran dovizia i
Le moderne scarabattole k
Delle donne Fiorentine:
 
ANNOTAZIONI:
a Caraffini. Diminutivo di caraffa. Lat. Parva phiala.
b Buffoncini. Diminutivo di buffone, vaso di vetro tondo e largo di corpo, e di collo corto, che serve per mettere il vino in fresco.
c Zampilletti e Borbottini. Piccoli vasi che servono più per trattenere i bambini, che per estinguer la sete.
d Trastulli. Passatempi. Lat. Voluptas.
e Bambini. Lat. Infantulus.
f Minuzie. Cose di poca importanza. Lat. Minutia.
g Raccattole. Le raduno. Lat. Colligere.
h Fregiarne. Lat. Exornare.
i Dovizia. Abbondanza. Lat. Copia.
k Scarabattole. Foggie di stipo o studiolo trasparente da una o più parti, dove si conservano diverse miscee minute e preziose, o più care alla propria persona.
PAGINA 79
Voglio dir non delle Dame,
Ma bensì delle pedine, a
In quel vetro, che chiamasi il Tonfano, b
Scherzan le Grazie, e vi trionfano.
Ognun colmilo, ognun votilo;
Ma di che si colmerà?
Bella Arianna, con bianca mano
Versa la Manna di Montepulciano; c
Colmane il tonfano, e porgilo a me,
Questo liquore che sdrucciola d al core,
O come l' ugola e e baciami e mordemi!
O come in lacrime gli occhj disciogliemi!
Me ne strasecolo, f me ne strabilio,
E fatto estatico g vo in visibilio; h
ANNOTAZIONI:
a Pedine. Sono dame di basso ranco, che voglion far da dame.
b Tonfano. Vale quì Bicchier fondo, e grande.
c Montepulciano. Città della Toscana.
d Sdrucciola. Lat. Labi.
e Ugola. Lat. Uva.
f Strasecolo, strabilio. Oltre modo stupisco. Lat. Vehementer miror.
g Fatt' estatico. Lat. In estasim raptus.
h Vo in visibilio. Vedi [f] strasecolo.
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Onde ognun che di Lieo a
Riverente il nome adora,
Ascolti questo altissimo decreto,
Che Bassareo b pronunzia, e gli dia fe; c
Montepulciano d' ogni Vino è il Re.
A così lieti accenti, d
D' edere e di corimbi e il crine adorne,
Alternavano i canti
Le festose Baccanti;
Ma i Satiri, che avean bevuto a isonne, f
Si sdrajaron g sull' erbetta
Turri cotti come Monne. h
ANNOTAZIONI:
a Lieo. Bacco
b Bassareo. Bacco
c Dia fe. Lat. Credat.
d Accenti. Quella posa, che si fa in pronunziar la parola.
e Corimbi. Grappoli di coccole d' ellera. Lat. Corymbus.
f A isonne. A uso, senza spesa. Lat. Gratis.
g Sdrajarono. Si posero a giacere. Lat. Se sternere.
h Cotti come Monne. Proverbio Fiorentino, che vale esser ubriaco fuor di modo. Lat. Vino obrutus.
IL FINE.
 
**Licenza:
 

Avendo veduto per la Fede di Revisione, & Approvazione del P. Seraffino Maria Maccavinelli Inquisitor General del Santo Officio di Venezia nel Libro intitolato Stamp; e M. S. Bacco in toscana; di Francesco Redi, con Annotazioni . . . non v' esser cosa alcuna contro la Santa Fede Cattolica, & parimente per Attestato del Segretario Nostro, niente contro Principi, & buoni costumi concediamo Licenza a Guglielmo Zerletti, Stampator in Venezia che possa essere stampato, osservando gli ordini in materia di Stampe, & presentando le solite Copie alle Pubbliche Librerie di Venezia, & di Padova.

Dat. li 9. Decembre 1762.

* Teksten er afskrevet dels fra Napoli-udgaven fra 1770, dels fra London-udgaven fra 1804 ud fra den enkelte udgaves læselighed. De to udgaver varierer i tegnsætning og i anvendelsen af stort begyndelsesbogstav ved substantiver. Dette forhold er der ikke konsekvent taget hensyn til ved afskrivningen. Sideinddelingen følger London-udgaven (skønt Napoli-udgavens inddeling i grunden virker mere harmonisk). - Imprimaturet bringes som et kuriosum. Det er hentet fra Napoliudgaven. CN.
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