Indice del poema

Canto IV. Euterpe.
L a  m a d r e  e  i l   f i g l i o .
   
   
67 Mentre che i tre compagni ragionando
  Si trattengon, sen va l'afflitta madre
  La traccia al figlio, e primo lo ricerca
  Davanti all' uscio della casa, dove
  Panca di pietra è suo sedil gradito.
  Man non ve lo trovando va alla stalla,
  U' governar di propria man costuma
  I bei corsier, già da essolui comprati
  Poledri, che affidar non vuole ad altri.
  Avvertita costì dal servo, che egli
68 La via dell' orto ha presa, a tergo lascia
  Le stalle, e i bei granaj, e valicate
  In gran fretta le due lunghe corti,
  Entra nell' orto, che s' inoltra fino
  Al cinto delle mura del comune.
  Ivi cammin facendo del felice
  Rogoglio delle piante si ricrea,
  E benche frettolosa, non tralascia
  Di raffermar i mal sicuri appoggi
  Degli arbori chinati dal gran peso
  De' frutti, e di nettar da bruchi il cavol;
  Giacchè donna dell' ozio nemica
  Non sta mai con le mani alla cintura.
  Giunta al fin al giulivo pergolato
  Di caprifoglio, che è l' estremo capo
  Dell' orto, e neppur là trovando il figlio,
  La porticciuola vi discuopre aperta,
  Che entro le mura del comun fu fatta
  A singolar favore del bisavo
69 Di casa lor, già chiaro borgomastro.
  Essa n' esce, e varcata agiatamente
  La fossa asciutta, che le mura cigne
  Di fuor, nella siepata vigna passa,
  Che l' erto dosso al sol di mezzodì
  Espone, e fra il salirvi si diletta
  Della dovizia esuberante d' uve,
  Che i lussuriosi pampani non bastan
  A coprir. Vi si sale su gradini
  Di rozze lastre sotto al rezzo ameno
  Di alta pergola d' uve moscadelle
  Grosse di nobil schiatta, e porporine
  Che servon di pospasto ne' conviti.
  Cuoprono il rimanente della vigna
  Le viti d' uve, che men grosso danno
  Il più squisito nettare del Reno.
  Mentre essa di dovizie tante lieta
  Sale in su, le si parano davanti
  Alla mente i festevoli solazzi
70 Di quel dì, che la gente di campagna
  Fra giubili vendemmia, e peste avendo
  Le turgide uve con piè lieto, e il mosto
  Imbottato, di sera l' imbrunito
  Cielo con strepitanti razzi alluma
  In onor del più bello de' prodotti.
  Perlustrando la vigna non tralascia
  La madre di chiamar per nome il figlio,
  Nè altro le ne rivien, che il replicato
  Suon dell' Eco loquace, dalle torri
  Ripercosso. Le sembra strano il caso,
  Di vedersi ridotta a cercar lui,
  Il qual non usa di partirsi da essa
  Senza avvertirla, per non dar sospetto
  Di caso avverso. Ma la speme amica
  Di ritrovarlo alfin, le si ravviva
  Nel sen, scorgendo parimente aperta
  La superiore uscita della vigna.
  Vi entra in campagna aprica senza uscire
71 Del suo terren, e con diletto mira
  Il fluttuare delle aurate spighe
  Da per tutto, fin dove arriva l' occhio.
  E passando pel messo di quei campi
  Sopra il ciglion, che gli parte, e serve
  Li comodo sentier, le si appresenta
  Davanti quel gran pero, che del suo
  Terreno fa il confin, piantato in cima
  Di un colle non si sa da chi, pe' suoi
  Frutti famoso, ed eminente capo
  E corona di tutti quanti i campi
  Circonvicini. Sotto all' ombra di esso
  In sul meriggio il metitor si ciba,
  E il pastor vi si ferma per agiare
  La mandra; e per riposo del viandante
  Panche di rozza pietra e piote erbose
  Vi servon di sedili. Quì la speme
  Dell' ansia madre di trovare il figlio
  Non è delusa. Lieta velo mira
72 Assiso sì, che il capo al braccio appoggia,
  Rivolto il dosso a lei, e il guardo ai monti
  Di là. Però colei pian pian si appressa,
  E toccandolo a tergo leggermente,
  Fa ch' a lei volga il viso lagrimante.
   
       Madre mia, la vostra inaspettata
  Venuta mi sorprende, disse Ermanno
  Turbato, e come giovin di altiera
  Mente, le lagrime tantosto terge . . .
  Come, tu piangi figliuol? (commossa
  La madre esclama) O quanto sei diverso
  Da quello, che finora ti conobbi!
  Perchè angoscioso o solitario siedi
  Sotto al pero, e di lagrime ti bagni? . .
  Il buon garzone quindi si rincuora,
73 E dice: Ha il cuor di dura selce, e il petto
  Di acciajo, chi la sorte miseranda
  Di quella esagitata gente errante
  Non compatisce, nè ha cervello in capo
  Chi ne' periglj di oggigiorno il suo
  E della patria il ben non piglia a cuore!
  Intimamente scosso dalla trista
  Scena d'oggi, e sortito poi di casa,
  Grandioso paese mi ci veggo innanzi
  Di sinuose e fertili colline
  Lieto, ove le dorate spighe incontro
  Alla falce si piegan, e le frutta
  Degli alberi raccolta doviziosa
  Ci promettono; ma oimè! Ci sta troppo
  A fianchi il distruttor nemico; e i flutti
  Del Ren, il sol riparo, vaglion poco
  Contro l'invasion di quella fiera
  Gente, che al par d'orribil temporale
74 Minacciando trapassa e monti e fiotti.
  Impugnan le armi da ogni parte tratti
  Giovani e vecchj, che raccolti in truppe
  Numerose si avanzan con possanza,
  Senza curarsi d'incontrar la morte.
  Or non so qual baldanza o qual sognata
  Nuove legioni succedendo ai morti.
  Speme il forte german ritenga i casa.
  Io per me, francamente disapprovo
  L' avermi escluso dal novello ruolo
  De' miliziotti. È vero, che togliendo
  Me figliouol unico, verrian fiacche
  Le braccia alle domestiche faccende;
  Ma l'andar su' confin con man armata
  Non val egli più, che aspettare in casa
  La strage e servitù? Però mi sento
  Arder nel seno irresistibil brama
  Di cimentar la vita per la cara
  Patria, e di dare esempio a' pari miei.
75 Certo, che se di scelta gioventude
  Germana le falangi riunite
  Sul confin, ai foresti non daranno
  Neppure un passo vinto, me ne rido,
  Che lor riesca mai di metter piede
  Sul nostro suol per consumarne ad onta
  Nostra il midollo de' prodotti, e peggio
  Ancor, per soggiogarne i maschj e torci
  Impunente le fanciulle e moglj.
  Quindi ho fermato, di far ciò che è giusto
  Senza ritardo, per tor luogo al lungo
  Mulinar', onde i migliori intenti
  Vanno in fummo. Non torno a casa, e dritto
  Men vado a consacrar la vita e il braccio
  Al patrio suol. Vedrà ben presto il padre
  Che stimolo d'onore e d'ambizione
  A fatti gloriosi il figlio spigne.
   
76       Deh figliuolo! ripiglia a dir la madre,    
  Mentre di pianto un rio amaro versa,
  Qual subita catastrofe ti ha svolto
  Sì l'animo, che in luogo dell'usato
  Candor di aprirmi franco i tuoi voleri,
  Sotto cupo linguaggio me gli celi? . .
  Altri dall' enfasi de' detti tuoi
  Abbagliato, i mentiti sentimenti
  Di patriotismo fino agli astri forse
  Estolle; ma da me, che più addentro
  Il tuo interno veggio, non che lode,
  Biasmo avrai. Con finte voci cuopri
  I sensi tuoi. Non è, il so, la tromba
  Militar, o il tamburo, che ti chiama,
  Ma il prurito, di farti bello agli occhj
  Del sesso femminil con l'uniforme
  Di soldato. A tutto altro, figliuol, benchè
77 Forte e prode, propizio il ciel ti chiama,
  A governar la casa, e a coltivare
  Tranquillo i campi. Ti scongiuro adunque
  Di dirmi francamente la ragione
  Che a prendere partito tal ti indusse.
   
       Errate, cara madre, disse Ermanno:
  Del viver nostro non son pari i tempi.
  Passa l'adolescenza all' età d' uomo
  Fatto, e all' oprar maturo alfin si assoda,
  O fra le onde di vita tumultuaria
  Onde i mal cauti giovani sovente
  Son subissati, oppur, che è più sicuro,
  Fra il viver regolato e cheto, pari
  Al mio; onde nel sen mi si è fermato
  Un cuore, che detesta i mali e i torti
  Che all' uom si fan soffrir; nè cieco sono
78 A discernere i fatti del gran mondo;
  Ed ho sodati i nervi dal travaglio.
  L'occhio e il senso comune il ver dimostran
  De' detti miei. Eppure non a torto
  Mi riprendete, e ve'l confesso, colto
  Cara madre mi avete in su parole
  Mezzo veraci e mezzo controvate.
  Il zelo, che dimostro per difender
  La patria ne' periglj sovrastanti,
  E la jattanza di recar spavento
  Ai nemici, fandonie sono, infinte
  Per ammantar davanti a voi gli affetti,
  Che mi distruggon come cera al fuoco.
  Onde fra poco mi convien morire
  Tacente e senza frutto a somiglianza
  D'uomo, che da discordi combattenti
  Mal corrisposto di bravura, senza
  Utile alcun la dolce vita spende.
   
79      Deh! non tacer, gli replicò la madre,
  Dimmi minutamente, ciò che avenne!
  Alle passioni impetuose il sesso
  Maschil si getta in preda, quali sviato
  Che l' hanno, al precipizio lo sospingon;
  Qualor da grave impaccio intraversato
  Si vede; ma l'ingegno della donna
  È più destro a spiare i giusti mezzi;
  Nè i raggiri disdegna, per raggiugner
  La méta. Dimmi adunque la sorgente
  Di tuoi affetti, fuor del costumato
  Agitati, onde nelle vene il sangue
  Ti bolle, ed a dispetto tuo gli occhj
  Alle lagrime si fanno uscio e varco.
   
       A questi detti il buono Ermanno vinto
  Si dà al dolore, ed alla madre in grembo
  In alti guaj proruppe, e disse: Gli aspri
80 Detti del padre, senza colpa mia
  Contro di me lanciati, mi han ferito
  Il cuor. Fin da fanciullo non ebbi altro
  Più a cuor, che l' onor de' genitori,
  E mi fur sacrosanti i lor precetti.
  Grave non mi fu spesso fra' trastulli
  Fanciulleschi sentirmi canzonato
  Da miei uguali, e fino le percosse
  E sassate talor ne tollerai
  Senza rivendicarmi; ma se ardivan
  Di porre in giuoco il padre mio, quando
  Ne' giorni di domenica con grave
  Passo di chiesa usciva, o gli vedean
  Di gajo nastro cinta la berretta,
  O la pomposa roba a fiori indosso
  Pur troppo tardi ai poveri donata,
  Allor di rabbia sopraffatto, strette
  Le pugna, mi scagliai contro, a modo
  Di ciechi, e lor ne diedi tante e sì aspre
81 Su' fianchi e il viso, che di sangue sporchi
  Stridendo si affrettavan d'involarsi
  Alla tempesta delle gran percosse.
  Crescendo più di età, vieppiù esposto
  Al mal umor del padre mi trovai,
  Che con aspri rimproveri sovente
  Mi fe' pagar il fio de' fastidj
  Datigli da contrarj sentimenti
  Del magistrato comunal. Voi cara,
  Che delle sofferenze mie spesso
  Pietà mostraste, testimon ne siete.
  Vero è, che tutto si convien soffrire
  Da genitori, non ad altro intenti
  Che ad aumentar gli averi a prò de' figlj,
  Posponendovi spesso gli agi proprj.
  Ma, oimè, de' figliuoli la salute
  Non è già posta ne' sparagni soli,
  Da godersene tardi, nè in raccorre
82 Sostanze, nè nel giugner campi a campi!
  Con l'invecchiar del padre ancor de' figlj
  Si raggrínza la fronte dalle cure
  Di casa, non godendo mai de' giorni
  Lieti, alla giovinezza convenienti.
  Guardate la distesa grandiosa
  Degli ubertosi campi, e più abbasso
  La vigna e l' orto, e poi le stalle e l'aja,
  Che poderone! Ma osservate ancora
  Della casa di dietro l'abbaino,
  Che il mio stanzin rischiara sotto al tetto!
  Pensando, quante fiate solo al bujo
  Costì sospiro il nascer della luna
  O dell' aurora dopo breve sonno.
  Solinghi al par dello stanzin mi sembran
  L'arioso cortile, e l'orto, e i campi,
  Che vagamente adornano quei colli.
  Tutto mi par deserto, senza moglie!
   
83      Figliuolo! torna a dir la buona madre,
  Sono conformi a voti tuoi i nostri;
  Che allo stanzino tu ti meni sposa,
  Acciò ti renda gaje ancor le notti,
  L'altra metà del viver nostro, e l'opre
  Del di' più sian tue, e men servili.
  Non abbiam mai cessato d'animarti,
  A scerti moglie, ma il tardar che festi,
  Io scuso, non ignara e maggiormente
  Ormai accertata, che dell' uomo il cuore
  A scerla non si ferma, pria che giunga
  L'ora giusta, e che quella si appresenti,
  Che il ciel gli ha destinata per isposa,
  E che del traggheggiar la prima causa
  Sia il timore di scambiar la scelta.
  Vuoi che parli schietta? Tu l'hai scelta!
  Ho tocco il segno, non è vero? Gli atti
  Di alma, fuor dell' usato appassionata
  E risentita, il mostran evidente.
84 Hai scelta, dillo pur, la giovinotta,
  Che per via incontrasti, spatriata. . .
  Madre! l'avete indovinata, disse
  Tutto brillante il figlio, è dessa invero,
  Che fra le turbolenze della guerra
  Errante corre rischio di smarrirsi
  Per sempre, se trapassa il giorno d'oggi
  Senza che me la meni sposa in casa.
  Perduta lei, invan mi ridon questi
  Campi ubertosi, invan mi frutteranno
  Nell' avvenir. La casa insiem con l'orto
  Mi annojerà, ed oimè! neppur di madre
  I dolci affetti basteran giammai
  A consolarne l' infelice figlio.
  Dove Amor strigne i nodi suoi, ogni altro
  Legame, il ver ne pruovo, franco tronca;
  Onde non pur la donna per seguire
  L'uomo, ma questi ancor, ai genitori
85 Rinunzia per andarsen dietro a quella
  Che moglie vuol. Lasciate dunque andarmi
  Lá dove mi sospigne disperato
  Consiglio. Il mio destin già par deciso
  Dal padre. Non avrò più luogo in casa
  Ove nacqui, qualor colei, che ho scelta
  Per introdurvi sposa, escluderanne.
   
       Ecco, disse la madre, due capi
  Duri, che come rocche, l'una incontro
  All' altra immobili si stanno, e fieri
  Disdegnano, di far almeno un passo,
  Per accordarsi con parole dolci.
  Ma sentimi figliuol, non ogni speme
  Mi si è spenta nel sen, che il padre al fine
  Sposa te la darà, se è buona e prode,
  Quantunque risoluto di negarti
86 Sdotata donna. Calmasi sovente
  Delle passioni di esso la veemenza
  Con la sommesion; ed è ben giusto,
  Che un figliuolo non la nieghi al padre.
  Di casa nostra ognun il sa, qual conto
  Farsi dee dell' umor di lui stizzoso,
  Che da gagliardi vini stuzzicato
  Lo fa mordere i detti e fatti altrui
  Dopo mensa, nè dar orecchio ad altro,
  Che a se medemo, ed ai capricci suoi.
  Ma verso sera, posto fine al suo
  Cicalar, e digerito il vin, si calma,
  E il torto de' focosi suoi contrasti
  Riprova. Vieni meco a farne saggio!
  Convienci sopra tutto usar prontezza,
  Per valerci de' due amici, mentre
  Che son con esso lui; il buon Curato
  Non mancherà di certo di aitarci.
87 Ella ciò detto frettolosa si alza
  Dalle scanno di pietra, e seco trae
  Il figlio, che ora volentier la siegue.
  Taciti scendono ambidue il poggio
  Volgendo il grand' affare per la mente.      
 
(K. 17. 03. 2009)

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