Indice del poema

Canto VIII. Melpomene.
E r m a n n o  e  D o r o t e a .
   
167 Così l' amica coppia sen va incontro
  Al sol cadente, che entro a nubi immerso
  Il fosco vel ne squarcia in più parti,
  E di sua faccia i lumi sfavillanti
  Sparge su' campi, e temporal minaccia.
  Tolga Iddio, disse Ermanno, che diluvio
  O gragnuola la speme d' ubertosa
  Messe ci guasti! . . Traversando i campi
  Gioiscon di mirar le fluttuanti
  Cime de' gran, che sorgon presso a poco
168 All' eminente altura di ambidue.
  Lieta del suo destino Dorotea
  All' amichevol guida or disse: Caro!
  Che di miglior fortuna autor mi siete,
  e da' periglj salva mi guidate
  In porto, mentre gli altri miei compagni
  Rimangono al furor della tempesta
  Esposti. Or pria di pensare ad altro,
  De' genitori vostri pien ragguaglio
  Vuo' che mi diate, desiosa essendo
  D' incontrare il lor genio nel servirgli;
  Il che far non si può, se non sapendo
  Ciò che il padrone appregia più, e dove
  Più si intesta. Però convien svelarmi
  La via di cattivarmi il benvolere
  De' genitori vostri e miei padroni.
   
       Hai ragione, rispose Ermanno, e pruova
  Egregia di giudizio dai, virtuosa
  Ragazza, a premunirti di contezza
  Su' modi del pensar de' genitori.
  Sappi addunque, che, quanto al padre, invano
  Finor mi affaticai di dar nel genio
  Di esso, con metter mano alle faccende
  Non altrimenti, che se fosser mie,
  Ognor badando a coltivare i campi
  E la vigna. La madre, che sa meglio
  Pregiar le mie fatiche, sen compiace
  E loderassi ancor di te, qualora
  Ai fatti casalinghi genialmente
  Abbaderai. Ma ciò non basta al padre,
  Che di apparenze ancora si diletta.
  Perdona, e di durezza non tacciarmi,
  Se a te, che sei foresta, la magagne
  Del genitore a prima vista svelo!
  Questa è la prima volta, te le giuro,
170 Che mi lascio scappar di bocca accenti
  Tali, non costumando di sfogarmi
  In ciarle. Ma tu sola tieni in mano
  La chiave d' ogni mio segreto! Brama
  Il buon padre il decoro della vita
  Civil; vuol segni esterni di rispetto
  E di amore; onde al servitor cattivo,
  Che servirsi volesse di tal via,
  Largo campo daria di appargarlo,
  Mentre in odio gli fora il più fedele.
   
       Lieta di questi avvisi Dorotea
  Su l' imbrunito suol leggiadramente
  Raddoppia i passi, e dice: or certa speme
  Mi nutre, che sarò per dar nel genio
  De' genitori! Quello della madre
  Al mio si confà del tutto, e quanto
  Al bel decoro, fin da giovinetta
  Men sono impratichita. Da' Francesi
171 Confinanti, fra' quali in ogni ceto
  Di persone ab antico cortesia
  Vige, si è traspiantato fra noi altri
  Il costume, di dar principio al giorno
  Con riverire i genitori nostri
  Con baciamani, e inchini e fausti augurj,
  E di usar tutto il dì cortesi modi
  Con essi. State adunque certo, che io
  Seguendo i modi appresi, cordialmente
  Tutto in opra porrò, per contentare
  Il vecchio. Ma or chi insegnerammi il modo
  Da tenersi con voi, che siete il solo
  Figlio di casa e mio padron futuro? . .
  In quello istante arrivan sotto il pero.
  Già del sol spenti si eran tutti i rai,
  E la luna ripiena grandiosa
  Mostra di se facea all' orizzonte,
  Sparso di groppi d' ombre nereggianti
172 Della notte e di lumi chiari, quanto
  Quei del dì, gli uni agli altri vagamente
  Contrapposti. Sen gode il buon Ermanno
  Che l' amichevol chiesta gli vien fatta
  Sotto l' ombra gradita del gran pero,
  Che in quello istesso dì fu testimone
  Delle lacrime, che egli per l' amata
  Fuoruscita vi sparse. Qui l' amante
  Giovane assiso accosto a lei per mano
  La prese e disse: Interprete del genio
  Mio, i guida del tuo oprar ti fia
  Il cuor, che sempre mai seguir ti lice.
  Dire altro, benchè l' ora il favoreggi,
  Non osa per timor, di accelerare
  La negativa, che per sua disgrazia
  Presagita gli par dall' odiato
  Annel, che fra le man pur troppo or sente.
  Mentre che cheti e taciti vi seggon
173 Ambi, il silenzio rompe Dorotea
  Con dire: O quanto è dolce della luna
  Il grandioso lume, che al dì chiaro
  Nulla cede! Ve' come si appresentan
  Distinte le facciate delle case
  Ed i recinti de' cortili! Veggo
  Colà d'un frontespizio l'abbaino,
  Ed ogni vetro ne discerno chiaro.
   
       L'edifizio che or vedi, disse Ermanno,
  È casa nostra, addove questa china
  Che son per scender teco, dritto mena;
  E l' abbain, che scorgi, il giorno arreca
  Al mezzanin, dove io alloggio, il quale
  Alla riforma, che or farassi forse,
  Tuo sarà. Son nostri questi campi,
  E il gran maturo aspetta, quanto prima,
  La falce. . Riposare e refiziarci
174 Potremo all' ombra dell' eccelso pero.
  Or la vigna scendiamo e l' orto! Guarda
  Quanto lampeggia il cielo, e come il grosso
  Temporal più e pù si fa vicino
  Ad ingojar la deliziosa face
  Della luna! . . Si levan dunque e vanno
  Calando giù pel mezzo de' sovralti
  Grani, da quel chiaror notturno scorti,
  Finchè alla vigna arrivano, u' lo scuro
  Del pergolato rende incerto il passo.
   
       Costì convien, che Ermanno la ragazza
  A scender quelle rozze lastre ajuti.
  Ella vi scende pian piano appoggiando
  Alle spalle di lui le mani, e i dubbj
  Lumi di luna siegue, che attraversan
  I pampani; ma spento che ne è il chiaro
175 Dal manto di quel nero temporale,
  La giovane mal pratica di quei
  Rozzi gradini mette in falso il piede,
  Che scricchiolando sotto di essa manca.
  Ma lo stroscio ne para destramente
  L' accorto giovin, che col forte braccio
  L' accoglie a tempo, e sollevata tienla,
  Qual suo tesor, di peso; mentre che essa
  Lasciasi andare in giù sopra le spalle
  D' esso lui, combagiando petto a petto
  E guancia a guancia. Ermanno che sta saldo,
  Come marmo, nel suo proposto, oltre
  Al doveroso contrastare al peso
  Non se la strigne; e non di men non solo
  Quanto ella pesa, ma il calor del cuore
  Anco ne sente, e della lena il dolce
  Balsamo dalle labbra di essa sugge,
176 E del maschil vigore, a regger donna
  Della taglia d' Eroi, si fa pregio.
   
       Ella intanto il dolor del piè si succia
  E celiando dice: Scoppietto
  Di piè, che in su la soglia della casa
  Accade, dai casosi di cattivo
  Augurio è riputato. Per me, certo,
  Pronostico migliore avrei bramato!
  Fermiamci alquanto, per non dar motivo
  A' vostri genitori, di tacciarvi
  Di poca economia, poichè serva
  Azzoppata d'un piè menate in casa.
         
(31. 03. 2007)

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