Indice del poema
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Prefazione del Traduttore. Nella rivoluzione della Francia i paesi confinanti di là dal Reno furono de' primi, a risentirne i funesti effetti dell' anarchico furore. Il poeta finge, che un numeroso popolo di que' contorni, per salvare il resto delle loro sostanze, se ne fugge con esse, a fine di ricoverarsi in una delle vallate di quà dal Reno. Mentre gli abitanti di città vicina dalla curiosità spinti corrono in folla, a mirare il passaggio di quegli infelici, E r m a n n o, figlio di oste opulento, vi va in carozzin, carico di vettovaglia, e roba da vestire, per recar sollievo a' più bisognosi. Cammin facendo raggiunge una bella e cortese giovanotta, la quale in un carro conduce una donna fresca di parto con l'ignuda prole distesa in su la paglia, ch' ella avea salvata dalle mani de' predatori. Di quella generosa giovane, di nome D o r o t e a , Ermanno innamorarsi, e consegnatole, quanto avea di provvigioni e robe, ratto se ne ritorna a casa, per ottener da suoi genitori l'acconsentimento di sposarla. Ottenuto che l'ha a stento e accertatosi dell' onestà della ragazza per mezzo di due fidi amici, egli s'abbocca con lei presso (IV) una fonte, ove ella a caso venne per cavarne acqua a ristoro della donna di parto; ma timido e dubbioso di non esserne corrisposto d' amore, non già per isposa, ma per fante di sua invecchiata madre l'ingaggia. Ella, segretamente al par di lui amorosa, vi acconsente, e preso commiato da suoi amici compatrioti nel vicino villaggio, è condotta da Ermanno in casa de' suoi genitori. Appena passata la soglia delle stanza di quelli, fra lei, che vi si crede introdotta come serva, e fra il padre di Ermanno, che motteggiando come sposa l'accoglie, nasce uno scabroso equivoco, onde sospettandosi vilipesa, e fuor di speranza di divenir giammai sposa del figlio, il suo segreto amor per essolui, che ad ingaggiarsi per serva l'avea indotta, con nobile ingenuità palesa, ed a partirsene s'accinge. Ma Ermanno, assicurato ormai del di lei amore per lui, non tarda più un momento, ad offerirle la man di sposo, ed a chiederle scusa dello sconcerto, di cui la sua mal intesa timidezza fu la prima cagione. Si pon fine all'azione con lo sposereccio impalmamento de' due amanti in presenza de' genitori, del Curato, e dello Speziale. Ho detta la sostanza d'un poema, il quale, benchè di triviali oggetti del socievol vivere con la più schieta naturalezza tratti, pure d' irresistibil forza, di (V) trarre il cuore umano all' amor delle virtù socievoli e domestiche, è animato; onde s' è vero il detto, che omne tulit punctum, qui miscuit utile dulci, di gran lunga è superiore e quei poemi epici quantunque famosi, che attorno alle grandiose gesta d' Eroi d'alta schiatta aggirandosi, quasi altro non fruttano, che la fredda maraviglia, e fantasimi di virtù, poco confacevoli alla pubblica e privata salute degli uomini. Questo divino poema, unico nel suo genere, in nove Canti diviso, molto s'accosta al Drama, gl' interlocutori del quale diversissimi di carattere, pure nella mira che ha il Poeta di dilettare e d'istruire, perfettamente convengono, ognuno conforme al mestiere, che professa. Non v' ha incidenza, che vi paja introdotta con arte, nessun detto o fatto, che la sana morale offenda, o non la renda dilettevole. N'è semplicissimo lo stile in verso esametro; ma questa semplicità, congiunta con la più possente energia è convincente argomento di quel suo eminente pregio, che tanto s'ammira nell' Iliade d'Omero, e nella divina Commedia di Dante, intitolata cosi non per altro, che per la sua semplicità e gran somiglianza, che ha con il drama. E però sono di parere, che volendosi tradurre il poema d' Ermanno e Dorotea in italiano, (VI) ciò non si potrebbe far più aggiustatamente al genio di quello, che recandolo nel semplice e vigoroso linguaggio e metro di Dante; onde poi con pari ragione divina commedia di Goethe potrebbe chiamarsi. A prendere questo difficile assunto mi vi sospinse il desiderio di far cosa grata all' inclita nazione Italiana (ove già nella capitale della Toscana, benvoluto da tutti, il fior degli anni miei passai, e con la traduzione dell' opere geografiche di Büsching meritai d'esservi ricevuto tra gli Accademici), e nelle fatiche vi fui egregiamente sostenuto dall' ardente brama, di godere, e di far assagiare eziandio a' miei compatrioti ed ad altre forestiere nazioni, dilettanti della poesia italiana, le divine bellezze di Ermanno e Dorotea, rivestite de' modi e accenti di quel linguaggio, che per la sua sonorità e leggiadria è la più favorita dalle Muse. Per meglio riuscirvi, non ho voluto imbararzarmi della Rima, inutile nel metro endecasillabo, imitando l'esempio di valorosi poeti d'Italia, massimamente del gran Cesarotti nella traduzione delle Poesie di Ossian, i quali con lode se ne sono astenuti. (K. 16. 03. 2009) |
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